In tema di Aglianico Irpino

Cantina Giardino – Le Fole 2008 Aglianico Campania (Irpinia) IGT

 

Adoro tutte le declinazioni di Aglianico irpino di Cantina Giardino, Drogone, Nude, questo Le Fole…vini per molti grezzi, cervellotici, modaiolamente naturistici, per me rigorosamente terrigni, artigiani, balsamici & sanguinolenti, tannici, acidi, zolfatamente minerali, asciutti, lunghissimi e soprattutto gastronomici, amo la follia, adoro il fatto che non siano amati da tutti!!!!
 

Cantina Giardino

 

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Dubbi amletici su un un ex Taurasi di riferimento…

Mastroberardino – Taurasi Riserva 2004 etichetta bianca


Mastroberardino è Taurasi, da sempre per la mia esperienza modello rigoroso della tipologia, fermo restando che esistono altri fuoriclasse assoluti, adesso questo millesimo mi ha fatto perdere l’orientamento, a dieci anni dalla vendemmia è ancora rubino impenetrabile senza concessioni o virate granata, vivissimo, ma nel mio vagare insieme ad altre annate della stessa bottiglia (stesso produttore millesimi: 1974, 1989, 1993, 1997, 1998, 2003…) avevo incontri più emozionanti!

Sobbalzo dalla sedia, le sensazioni olfattive sono compresse, cristallizzate, inafferrabili: legni di affinamento da disciplinare in evidenza (raro in passato a parità degli stessi anni di evoluzione in vetro), tanta frutta rossa indefinibile, radice di geranio…è il caso di aspettarlo, boh, non ritrovo l’austerità, la pulizia e l’eleganza di altri millesimi a 10 anni dalla vendemmia.

Al palato pienamente corrispondente a quello che mi raccontava al naso, mi annichilisce per questa sua difficoltà a distendersi, anche dopo un’ora dallo stappo, c’è sapidità, buona freschezza di frutto, un piacevole tannino in progress, ma assomiglia ad un cubo di Rubic fermo, statico, senza slancio, la bottiglia finisce in due, facile, ma alla fine non l’ho mai afferrato, non l’ho amato, non l’ho capito!

Ora la mia domanda ai più navigati e autoctoni del territorio (ma non solo), è: cosa è cambiato? La concorrenza della nouvelle vogue (Il Cancelliere, Perillo, Tecce, Lonardo, Pietracupa…per citarne alcuni) ha fatto cambiare rotta? Ci sono stati avvicendamenti in cantina che hanno inciso? Il millesimo è questo sarà cristallizzato per altri 20 anni, e forse per sempre in questa sua incompiutezza o tra 10 sarà il più grande e longevo Taurasi di quell’anno? Non ho capito una cippa, sto farneticando?

Cla

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Il bianco senza tempo

 Vadiaperti  – Fiano di Avellino 2005

 

Premessa:

il mio quarantesimo compleanno ‘celebrato’ lo scorso 23 ottobre mi ha visto gratificato, tra le tante cose, da una spettacolare Magnum Vintage 2005 della fu azienda Vadiaperti, (oggi sotto le vesti di Traerte con nuova compagine societaria) di Fiano di Avellino

 

Il fatto:

Lo apro nel tardo pomeriggio di sabato, a un mese esatto dall’amorevole regalo, ho una cena con amici non eno-fighetti, non fanatici del vino, ma desidero stappare questa boccia, ne ho una maledetta voglia, ma non voglio avere sorprese con gli ospiti, di fronte ad un vino che potrebbe essere troppo maturo per il palato altrui.

Subito il colore paglierino appena carico e con pennellate dorate mi lascia basito, a 9 anni dalla vendemmia è maledettamente giovanile. Lo roteo eccitato, la sua fluidità mi scioglie come una carezza, ci infilo famelico il nasone dentro e ho una zaffata sulfutea da Greco quasi a volermi prendere per il culo, altra roteazione e ed ecco Montefredane, il terroir: fumè, radice di zenzero, mineralità a pallettoni.

Apro la bocca per ingugitarne senza ritegno: affilato (ancora???), pieno di frutta bianca acidula, salato, un alcol carezzevole e sottotraccia, chiusura di una pulizia disarmante. Non è una sviolinata a(gg)gratis, ma che caxxxxo è uno qualsiasi Chablis rispetto a cotanto capolavoro!!!!

Non volevo più condividerlo con altri ma avrei rischiato concretamente gli inferi.

Sublime su bufala calda di caseificio, pasta e zucca con rosmarino, ma ho osato anche su scottadita di agnello…incantevole, troppo piccola la magnum in 7, per fortuna che c’erano anche i rossi!!!

 

Cla.

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Quando la tenacia e un’idea chiara può vincere!

Tenuta Sant’Antonio – Amarone Campo dei Gigli 2006


Modernismo post rivoluzionario, Tenuta Sant’Antonio e il suo cru Campo dei Gigli: grossezza, grassezza opulenza, tanto balsamico sparato nelle narici, vegetalita’ terrosa, tannino da pantaloni di velluto anni ’70, frutto dolcissimo ma ringraziando il cielo acidulo, stranamende salato, in grado di farti salivare e ripulire le fauci.

Questo è un Amarone non per eno-fighetti, direi nessun Amarone lo è, non è un Quintarelli o Dal Forno, non ha storia e vitigni di oltre 50 anni (Accordini, Adanti, Allegrini, Tommasi…), è prodotto in zona non vocata, gli aspri Monti Garbi, è il riuscitissimo risultato di una scelta imprenditoriale dopo decenni di conferimenti alla cantina sociale.

È un vino che rasenta il dolce e la masticabilita’, è un sorso sorretto da spalla acida e tanto sale, è un vino, per chi ama la tipologia, con i controcaxxx.

Io lo ho abbinato ad una zuppa Jappo, perché non amo essere integralista, perché non amo le cose scontate, perché non ho bisogno di uno stracotto o un brasato per bere Amarone che non amo alla follia, trai tu le considerazioni…


Cla

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Si legge Solleone si beve di Passione

Cascina Grillo – Solleone genius-loci 2011 Sauvignon


Ci sono vini che prima di stapparli mi convinco che debbano avere l’interlocutore giusto con il quale riuscire a parlare la stessa lingua, ci sono, mie, false convinzioni che mi spingono spesso a fare un passo indietro se non sono sicuro che ciò che ritengo sublime per il mio palato possa esserlo anche per gli altri e non solo per una questione di presunzione, ma all’opposto come forma di rispetto verso gli altri, evitando di mettere in difficoltà chi ha delle aspettative gustative differenti dalle mie, in un determinato momento ehttp://www.wineatwine.com/it/vino/vini-bianchi-e-rose/il-sauvignon-monferrino-di-guido-zampaglione.html

Cla

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Birra, marketing e leggende…

Birrificio Matelda – Ribelle


Avanti c’è posto, entri chi può nel fantastico mondo delle birre artigianali del Bel Paese e così i fratelli Tapinassi casentini doc dalla leggenda della contessa Matelda e dalla passione per il mondo brassicolo hanno dato vita nel corso di quest’anno al birrificio omonimo con lo scopo di valorizzare non solo il prodotto birra in senso stretto ma anche tutte le materie prime che nel casentino trovano soggiorno da tempo immemore come prodotti di eccellenza agricola.

La contessa Matelda vissuta nel Medioevo fu uccisa dal popolo di Poppi dove risiedeva, a causa delle sua scelleratezza, la bella contessa, infatti si racconta, era solita tradire il marito con giovani amanti e per non rischiare di essere scoperta uccideva questi ultimi malcapitati gettandoli in una botola irta di lame lungo i viali dello splendido borgo.

La Ribelle del birrificio Matelda è una bionda a base di farro locale, frumento e malto d’orzo, oltre a spezie toscane selvatiche, ha una spuma ricca e arrogante come la contessa, compatta e pannosa e di un candido bianco.

Al calice la bollicina nell’aspetto visivo è numerosa e sottilissima, il colore è decisamente oro opaco, il profumo, superato il cappello di schiuma, è sottile, odora di erba fresca, fiori di girasole, pesca bianca, salvia e luppolo secco pungente, al palato le bollicine sono sottili e gracchianti come mi aspettavo, è un sorso di puro godimento e di fine pulizia, spesso le birre di farro tendono ad essere poco saporite invece in questo caso la presenza di spezie e frumento dona oltre che ad una invidiabile bevibilità anche una ottima capacità dissetante.

Non è una birra di lunga persistenza ma la classica bevuta da arsura, da post attività sportiva, una ‘bièr de soif‘, dalla chiusura pulita e cristallina e dalla luppolatura puntuale ma decisamente ammansuita dal mix di malti dolci, una bevuta probabilmente troppo corta se non si dispone del formato da 0,75 ma solo di quello da 0,33…


Ps la scoperta non è mia ma dell’ormai autoctono nel casentino amico Luca Miraglia

Cla

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Le stelle anche quando non ci sono

Etnella – Notti stellate 2010 Etna Rosso


Testaccio (RM), marzo2014, Vini di Vignaioli, è li che ho conosciuto Davide Bentivegna dell’azienda agricola Etnella, con vigneti nella zona nord-orientale del grande vulcano attivo: Presa, Linguaglossa e Passopisciaro tra i 600 e i 1.000 metri di altezza sono le zone dei vigneti di proprietà su terreni basaltici.

Davide ha un fare casinista, gioviale, ha modi semplici e amorevoli, è arruffone ma concreto allo stesso tempo, mi fa provare i suoi vini insieme con altri amici di bevuta e di trasferta e tutto quello che lui esprime come persona appena conosciuta lo ritrovo in Notti Stellate 2010, un Etna rosso con prevalenza Nerello Mascalese (90%) e residuo di Nerello Cappuccio (7%) e altre varietà autoctone, affina in barrique di terzo passaggio e viene lavorato in vigna e in cantina con metodi assolutamente naturali.

Il calice di questo Etna è puro, non spocchioso, privo di sovrastrutture, schietto, diretto, a tratti scomposto come il modo di muoversi e di gesticolare di Davide ma sempre col sorriso tra le labbra, non è una bevuta modaiola o che vezzeggia la Bourgogne, non è nulla di già visto…

Rubino scarico, perfettamente trasparente, nessuna lucentezza strana, ma quei riverberi di lava spenta, il primo naso è ancora vinoso, a tratti restio…http://www.wineatwine.com/it/vino/vini-rossi/notti-stellate-2010-etna-rosso.html


Cla

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La perfezione non è di questo mondo, per fortuna!

 Le Ormere – Greco di Tufo 2012

 

Come si dice: ‘trovata la regola scoperto l’inganno‘, è un po’ questa la filosofia che ormai caratterizza il mio percorso di abbinamento tra pietanze cucinate, o non, e il nettare di Bacco, dopo naturalmente aver adeguatamente digerito le regole auree di abbinamento cibo-vino imparate da oltre 15 anni ai corsi AIS e collegati.

Oggi la parte divertente del gioco degli abbinamenti è quale punto di partenza prendere come riferimento, mi spiego meglio: in alcune circostanze è il persistente desiderio di stappare una bottiglia ben conservata in cantina, magari da un po’ di tempo, a farmi ingegnare al meglio per preparare un piatto che riesca a valorizzare la boccia stessa, in circostanze opposte è la presenza di materie prime particolari in frigo con le quali preparo un piatto di tradizione o di cucina creativa che mi fa fermare un attimo per scegliere il vino più adeguato alla circostanza.

 

In questo caso i due componenti del gioco si sono cercati vicendevolmente e, amorevolmente, si sono trovati in armonia, avevo una bottiglia di Greco di Tufo 2012 di Le Ormere regalatami dall’amico Franco Notarianni della delegazione AIS di Avellino che ho voluto far riposare qualche mese prima dello stappo, non amo i bianchi giovani, tutti note fermentative e acido citrico, ma i tempi erano maturi e l’acquisto mirato di rucola selvatica e di freschissimi gamberoni rossi (pagati un botto) hanno definitivamente completato il piano.

 

Il pesto di rucola l’ho fatto frullando al mixer (il mortaio di marmo dati i tempi stretti per la preparazione l’ho evitato!!!): rucola, uno spicchio di aglio, una manciata di noci, un po’ di parmigiano grattugiato, del peperoncino e olio extravergine di oliva, una volta ottenuto il composto ho completato con il liquido contenuto nel carapace dei gamberoni a conferirgli quel tocco marino, ho coperto con carta trasparente e messo a riposare in frigo in modo da evitare anche possibili ossidazioni, conservando il bellissimo colore verde scuro della verdura.

In una piatto piano ho sgusciato i gamberoni privandoli del sacco vitellino e li ho tagliati grossolanamente, quindi li ho riposti in frigo ad affiancare il pesto.

 

 

 

Le Ormere è una realtà produttiva giovane di Santa Paolina, nata nel 2012, che lavora in biologico senza certificazioni e con l’aggiunta minima di solfiti solo in fase di imbottigliamento, il vino è contenuto nella classica bottiglia alsaziana, ormai un must per la tipologia (Mastroberardino docet), le vigne hanno oltre 10 anni perché in passato si vendevano le uve alla Cantina Sociale.

Mentre la pasta cuoceva, o meglio il fusillo Di Martino di Gragnano,…

http://www.wineatwine.com/it/vino/abbinamenti/greco-di-tufo-fusilli-al-pesto.html

 

 

Cla

 

 

 

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La piacevolezza arcaica della semplicità

Korsic – Collio Bianco 2012

 

Spesso mi trovo a consultare per acquisti o per curiosità, il listino, o meglio la gamma dei vini prodotti da un’azienda e sempre più frequentemente sono basito dalla quantità di etichette che anche le piccole realtà produttive riescono a sfornare per soddisfare il mercato, quello strano mostro che è il mercato, capace di creare e distruggere nel giro di pochi anni aziende senza i fondamentali, senza un’adeguata storia e programmazione.

La domanda allora mi sorge spontanea: ‘ma la specializzazione per chi ha meno di 10 ettari non sarebbe consigliabile come elemento distintivo rispetto alla concorrenza? Tre, diciamo cinque tipologie di vino prodotti non potrebbero essere un buon compromesso per la riconoscibilità e la qualità in un mercato e in una congiuntura economica sempre più cannibalizzante?’

I Korsic non nascono come famiglia produttrice di vini in Giabrana, provincia di Gorizia, a cavallo tra il Collio friulano e la Brda slovena, ma sono li da più di 150 anni, nella ristorazione, occupati nel settore agricolo e con le leve più giovani nel lavoro d’impianto di vigneti in varie parti d’Italia.

Le uve fino a circa una decina di anni fa venivano conferite alla vicina cooperativa di San Floriano, poi la scelta di imbottigliare in proprio il prodotto dei 7 ettati di vigneto, curati in maniera naturale e con il minimo interventismo in cantina.

Due soli vini a catalogo, che Dio li ringrazi, entrambi imbottigliati nella classica bottiglia di vetro Collio con spallette molto squadrate e collo lungo, coltivati a circa 170 mslm godendo delle brezze calde dell’Adriatico e della protezione delle Alpi Giulie, oltre che di un terreno composto da marne ed arenarie stratificate.

Il Collio Bianco è un uvaggio di Friulano (50%) Ribolla Gialla (30%) e Chardonnay (20%), fermentazione controllata…

http://www.wineatwine.com/it/vino/cantine-territori-vino/korsic-vino-collio.html

 

Cla 

 

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Bollicine naturali di piacere

Bulli – Colli Piacentini Doc Ortrugo 2012

Bacedasco Alto, provincia di Piacenza, territorio di bollicine o più precisamente di vini frizzanti, di semplicità e vini per la tavola, per il pasto, per i salumi nobili o anche meno nobili, per cibi grassi e per picnic all’aria aperta, da stappare senza contorsioni mentali, da bere a canna, da godere immediatamente e da provare a conservare, se l’arsura lo consente, per un po’ di tempo al fine di comprenderne l’evoluzione in vetro…http://www.wineatwine.com/it/vino/vini-bianchi-e-rose/bulli-colli-piacentini-ortrugo.html

Cla

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