La capacità di non arrivare subito alle conclusioni

Terpin – Quinto Quarto 2011 Igt delle Venezie Pinot Grigio


Difficile definire in modo univoco il coinvolgimento spazio-tempo che questo vino è in grado di trasmettere, un vino che potrebbe definirsi base nella gamma Terpin, a me piace definirlo come un vino sedimentato e non solo per il sedimento che neanche troppo in controluce avvolge tutto il contenuto della bottiglia ma soprattutto perchè è u
n sorso che andrebbe frazionato nel tempo per poterne capire fino in fondo l’anima.

Stapparlo a pranzo dopo averlo fatto riposare in cantina per oltre un annetto e agitarlo per rimestare le fecce non filtrate potrebbe essere un rischio proporzionale al piacere da ricevere, ma le variabili impazzite non sono da sottovalutare ed è così che appena liberato dal tappo di sughero e versato in un ampio calice da rosso l’olfattiva è uno schiaffo a due mani, sensazioni acetiche e di compatta chiusura, ciò che mi spiazza però non è la necessità di attenderlo pazientemente come so bene all’olfatto, ma una gustativa lontana dalla mia conoscenza di questo sorso: caldo, scomposto, dalla chiusura amara peggio di un arancia amara fin troppo matura, lo ri-tappo e lo pongo in un luogo fresco e al riparo dalla luce eccessiva ma principalmente faccio finta, autoconvincendomi di non averlo stappato mai (con trepidante ansia).

La frenetica routine me lo fa dimenticare per circa 3 giorni avendo rinunciato ad ulteriori occasioni di bevuta, ma poi il coraggio e la necessità mi schiudono la porta del mistero: nel calice i toni caldi di un orange wine non estremo (4gg di macerazione) richiamano a carezze caldi e avvolgenti, un approccio iniziale di uva spina e ceralacca cedono il posto a mela verde croccante, curcuma, cardamomo pungente e cedro candito, il sorso si è ricompattato, l’alcol è integrato nel corpo, sapida-mineralità durante tutta la bevuta, tannino asciugante ma non disarmante, puntigliosa freschezza, sorso che chiama altro sorso in un movimento meccanico del calice tra naso e labbra.
E’ una costante esplosione al palato nella sua fragrante semplicità, sembra che la persistenza tenda a sfuggirti di palato e invece giusto quel secondo per far distendere il sorso che resta al gusto una netta sensazione agrumata, speziata di zenzero fresco e piccoli frutti (gelsi, more), ma quasi per un miracolo di alchimie quella sensazione amara della data dello stappo è solo un vago ricordo rispetto ad una chiusura pulitissima e rigorosa.

Io l’ho bevuto per due sere di seguito prima con formaggio di capra stagionato 3 mesi e il giorno dopo con uno spezzatino di vitellino burroso, patate e piselli da sturbo, ma anche da solo nel tardo pomeriggio in fase preparazione della cena è stato disarmante…

Vini da comprare in formato 1,5 l per centellinare il sorso in crescendo nel corso di più giorni ed evitare ‘dipendenza patologica‘!!!


Cla

Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.