Il segreto: non strafare mai…

Bottarga di cernia, vermicelli di Gragnano e finocchietto selvatico

 

Cucinare è un’arte, una passione, è pura gioia e divertimento, spesso basta semplicemente avere la umile sensibilità di fare il meno possibile per non rovinare le materie prime con le quali si ha la possibilità di interagire per la preparazione di un piatto.

La mia fortuna è stato aver avuto a disposizione una bottarga di cernia fatta in casa da un caro amico sorrentino, il resto è stato semplicemente la scelta dei giusti sincronismi operativi.

Acqua salata in una pentola alta ad ‘attendere il bollo’ e su un altro fuoco una padella alta di alluminio con aglio in camicia, olio extravergine di Ravece (AV) e peperoncino fresco, giusto il tempo che l’olio acquisisse gli umori di aglio e peperoncino.

Una volta cotti molto al dente i vermicelli, lo spaghetto è troppo sottile e mi da poca soddisfazione al palato, ho mantecato la pasta nell’olio aiutandomi con qualche mestolo di acqua di cottura in modo da far fuoriuscire dalla stessa una bella quantità di amido che creasse quella cremina tanto utile al risultato finale, quindi a cottura quasi ultimata una manciata di bottarga già tritata finemente benchè fresca e del finocchietto selvatico finemente sminuzzato, dopo un preciso lavaggio sotto acqua corrente.

C’è voluto poco per far assumere il giusto sapore ai vermicelli, nell’impiattare mi sono aiutato con altra bottarga e altro finocchietto non sottoposti a shock termico, cioè inseriti direttamente nel piatto senza contatto col calore.

Aromaticità di peperoncino e finocchietto, dolcezza della pasta, sapidità grassa e delicata della bottarga, sono i colori della tela, un boccone semplice quanto tridimensionale, un boccone che merita solo un bianco all’altezza, un bianco acido, di spiccata intensità aromatica e ricco al palato…    

 

 

Cla

 

 

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