Zero solfiti ma poche emozioni

A.A. San Salvatore – Pestum IGT Cecerale 2012 Fiano

 

Azienda Agricola San Salvatore 1988, realtà modello dell’incontaminato e verde Cilento, vigne, bosco, orto, allevamento di Bufale, coltura biologica sempre più orientata al biodinamico, energia fotovoltaica a basso impatto ambientale, una perla da imitare nella nostra martoriata e denigrata Campania Felix.

Dopo una recente degustazione di vini della costa campana in cui la deriva acidistica del 2013 nella gran parte delle bottiglie esprime un comune denominatore, mi incuriosiva provare questo millesimo di Fiano ‘non irpino’ lavorato con zero solfiti in un’area geografica dove il Fiano, elegante e logevo vitigno nostrano, riesce ad esprimersi con buona personalità e puntuale tipicità.

Zero solfiti e bio non significa necessariamente vino naturale tout court, non esprime una tipologia di vino esclusivamente macerato, ricco, evoluto o fuori dei canoni di vino convenzionale, anzi in questo caso ho trovato esattamente un vino di una correttezza e una pulizia gusto-olfattiva molto più simile ai vini di accezione e consumo comune che di quelli da piccole e esclusive fiere di nicchia spesso additate come incontri di pochi e per pochi, da chi vede il vino naturale come una moda passeggera di sorsi arcaici e anacronistici!

In questo Fiano le tecniche agronomiche sono biologicamene scupolose, come scrupoloso è il lavoro in cantina, grazie anche alla consulenza del Cotarella nazionale (internazionale!!!), controllo delle temperatura in fermentazione e affinamento, lieviti selezionati, vigne giovani…il risultato è un vino dal colore paglierino con bellissime sfumature dorare, di decisa consistenza nel calice, dai nitidi profumi di mela golden, pera matura, origano selvatico fresco e calla disidratata.

L’assenza di solfiti ha generato una piccola effervescenza che dopo un attimo è svanita, il palato è rugoso, di decisa freschezza, cosa non usualissima per i Fiano cilentani, salmastro, di avvolgenza alcolica ben dosata e di straordinaria armonia e bevibilità.

Un sorso molto appagante al gusto, di piacevole gastronomicità e decisamente molto salubre (da bere senza timori di mal di testa), che con l’abbassarsi della temperatura fa emergere le note agrumate e di latte di fico, un vino però che non mi da sussulti che mi sembra di puntuale scontatezza, che definirei decisamente tecnico, pulito, misurato, fatto per piacere, per seguire una tendenza naturistica senza essere naturale fino in fondo, uno di quei vini che si colloca a giusto titolo a metà strada tra i vini convenzionali e quelli di tipo naturale.

 

Sarà questa l’evoluzione dei vini del futuro o solo una nuova tipologia di vini dei grandi consulenti enologici, e in quest’ottica anche il tappo STELVIN ha una sua logica commerciale oltre che di coerenza col prodotto finale realizzato, visto che negli altri prodotti aziendali non viene impegnato, almeno per ora?!?   

 

 

 

Cla

Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.