Il nobile e il popolano

Cantina del Glicine – Barbaresco Currà 2008

 

A volte il desiderio di stappare una bottiglia di vino può prescindere dalla rigida logica dell’abbinamento culinario e succede, cosciente che il matrimonio ‘non sa da fare‘, di andare comunque per la mia strada senza rimorsi, perchè entrambi gli elementi del gioco sono desiderati in quel particolare momento, consapevole che faranno a cazzoti secondo le regole AIS di abbinamento cibo-vino.

Il cru di Barbaresco Currà di Cantina del Glicine annata 2008 è un vino austero, sottile, puntuale, già granato con rigagnoli nel calice aranciati, caldo al naso, profuma immediatamente di odori terziari: ematico, rugine, balsamco, si chiude su se stesso senza arroganza, al palato parte decisamente largo: roselline, arancia rossa, piccoli frutti, molto sapido e di decisa alcolicità, benchè con un tannino ancora rugoso.

Non è un sorso di sfaccettata complessità nè di persistenza da maratoneta, ma una bevuta che conserva in se una fusion già adeguata trattandosi di un millesimo caldo, lascia in bocca una bella sensazione di frutta in composta e note di sottobosco che emergono sempre più convincenti anche al naso, peccato averlo abbinato al più popolare e povero dei piatti napoletani di fine inverno: una zuppa forte di interiora (il soffritto), ricca di pomodoro concentrato e peperoncino.

Il piatto è troppo terrone (necessitava di un Aglianico  ricco, arrogante e suddista) per richiedere un aristocratico Nebbiolo che gioca sulla sottigliezza e su scarse spigolature; l’aromaticità speziata del piatto è stata troppo prevaricante rispetto alla delicata armonia del vino, ma come dire: ‘dove c’è gusto non c’è perdenza‘, è bastato rallentare i ritmi dell’alternanza sorso-boccone, come in una danza d’amore tribale, e trovare la soddisfazione agognata dai singoli partecipanti al balletto, alla ricerca della impossibile armonia tout court!!!

 

 

 

Cla

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