La doppia faccia del Verdicchio

Ripa Marchetti – Verdicchio de Castelli di Jesi Classico Superiore 2010 Apicus

 

Ripa Marchetti è una piccola azienda in Maiolati Spontini nella provincia di Ancona nata nel 2004, persegue una agricoltura a basso impatto ambientale e con altrettanto bassa resa in vigna, anche se non va annoverata tra i produttori naturali della nuovelle vague italiana per una lavorazione perfettamente in linea con la viticultura moderna fatta di controllo delle temperature, disserbo chimico oltre a rame e zolfo e lieviti selezionati, bla, bla…

Il Capolino è il classico Verdicchio dei Castelli di Jesi leggero e fragrante, di scarsa complessità da bere fresco e giovane di annata, la versione Apicus da vigne più vecchie (mediamente trent’anni) meglio esposte e con qualche anno in più in vetro prima della commercializzazione, ambisce a esprimere quella longevità che secondo molti esperti il Verdicchio merita, bah.

Senz’altro per la mia esperienza il Verdicchio rientra tra quei bianchi che presenta una gastronomicità molto spiccata, ma non è, dal mio punto di vista, un bicchiere da tenere in mano per tutta una serata per discutere con amici e comprenderne le mille sfaccettature, salvo in versioni più ardite e naturistiche, penso a Gli Eremi di Corrado Dottori (La Distesa).

Avevo bevuto questo stesso millesimo circa sei mesi fa e ne avevo conservato un paio di bottiglie in cantinetta, oggi l’annata 2010 è senz’altro in un ottimo stato di grazia, paglierino cangiante, di bella consistenza, ha un olfatto introverso e dalla tipica ‘scarsa’ intensità: profuma di piccoli fiori di campo, mughetto, ha note salmastre e saline molto delineate, un deciso impatto di mela renetta e sedano, al palato è decisamente largo più che spigoloso, di decisa sapidità e buona freschezza, con i sorsi successivi la vena calda tende a venir fuori, come mi è spesso capitato in numerosi assaggi della tipologia, asciugando in maniera repentina il cavo orale, nonostante questo ha un’ottima lunghezza gustativa che ritorna sulle note floreali e con una chiusura di frutta secca (nocciola e pesca disidratata).

Bevuto così è un sorso piacevole che però tende ad appiattirsi e stancare nell’allungo, cosa decisamente differente una volta abbinato ad un primo di pasta ripiena, io ci ho provato con successo con un ottimo raviolo fatto in casa farcito semplicemente di ricotta di bufala e condito con pomodorini raggrinziti del Vesuvio saltati in padella con aglio e olio, mortadella croccante e una generosa spolverata di cacioricotta cilentana.

Il vino in questo caso ha dato il meglio di sé, la nota ammandorlata è diventata più suadente, l’approccio calorico ripuliva il cavo orale dando il giusto allungo al sorso e la sapidità accentuata si sposava alla perfezione con la tendenza dolce della pasta farcita e quel terroso del pomodorino vesuviano.

Nulla da dire, molti vini non sono fatti per degustazioni tecniche ma vanno assolutamente immaginati per il pasto, come sempre dovrebbe essere!   

Ravioli ripieni di ricotta di bufala conditi con croccante di mortadella e pomodorini vesuviani

Cla

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