E che Dolcetto sia!

Antiche Terre – Dolcetto d’Asti 2011 Daniele


Più che Langa tout court direi Langa astigiana o anche Monferrato come nuova frontiera del bere succoso, immediato, dissetante, gastronomico, lontano anni luce da quelle bevute aristocratiche ed eleganti, cui in alcune circostanze si ambisce, ma non per questo meno appaganti.

E’ uno degli ultimi acquisti fatti alla manifestazione Vini di Vignaioli 2014 a Roma, presso l’ex mattatoio di Testaccio; capita spesso di comprare bocce in occasioni di degustazioni che poi tornati a casa a e  distanza di qualche tempo ti lasciano a bocca aperta, perché magari le sensazioni inebrianti provate in loco non vengono replicate a casa tra le mura domestiche o insieme ai quattro bevitori con i quali si condividono bottiglie, scoperte e chiacchiere da bar.

Non è capitato per questa bottiglia, l’amico Lucio si è orientato sulla Barbera d’Asti, io sul Dolcetto, perché l’ho trovato più complesso, lui non ha fatto passare neanche tre giorni per ristappare una delle bottiglie comprate e riempirmi di messaggi su ‘WhatsApp’ con annesse foto come un ossesso che la scelta era stata azzeccata, io mi sono concesso una settimana: ‘sono un tipo più riflessivo’.

Non sono vini che devi conservare in cantina per una eternità per stapparli, sono bottiglie che vanno godute subito, fresche di cantina e peraltro l’annata 2011, oggi è in forma smagliante, Tenuta Antica è un agriturismo nato nel 2000 dal nulla che oltre ad offrire ospitalità in due cascine ristrutturate produce con metodo biologico vino e prodotti della terra e questo Dolcetto, nonostante le vigne abbiano appena 10 anni, è una piacere della vita.

Rubino di discreta concentrazione, mi colpisce per la scorrevolezza nel bicchiere, il naso racconta di sottobosco, frutta fresca e succulenta, note vinose e di fiori viola di campo oltre che per la timbrica molto naturale e poco artefatta, al palato è asciutto, fresco, con rintocchi appena sapidi e dal tannino molto ben delineato e presente, in alcuni sorsi invadente quanto ruspante e in altri perfettamente fuso ad un corpo scorrevole, dissetante, appagante, l’alcolicità è solo una chimera con i suoi 12,5° gradi.

Io l’ho bevuto su una grigliata di tonno fresco e un sarago pizzuto del golfo di Napoli, mi sono dovuto mettere la camicia di forza e legare alla sedia per non finire la bottiglia in un attimo e conservarne un bicchiere per il giorno dopo, a distanza di 24 ore il vino è rimasto fedele a se stesso: buono, bello e bravo da essere goduto senza abbinamento gastronomico ma semplicemente per appagare il cavo orale.

Un vino che definirei da arsura, oltretutto pagato molto sotto i 10 euro, da comprare a casse!!!


Cla


 

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