L’anima nobile dell’isola verde

Casa D’Ambra – Tenuta Frassitelli Biancolella 2012


I percorsi enoici personali hanno delle parabole spesso molto ampie che tendono ad allontanare temporaneamente o a volte per sempre dai vini del cuore, quei vini che per quanto mi riguarda mi hanno aperto gli orizzonti, quegli assaggi che meno di 15 anni fa mi facevano percepire chiaramente la differenza tra un vino piacevole e un fuoriclasse: comprato, stappato e bevuto senza dover cacciare il libretto degli assegni.

Cavolo, spesso si rincorre l’eleganza e la profondità degli Chardonnay da Chablis o la mineralità glaciale dei Sauvignon di Sancerre, per non dire la disarmante verticalità dissetante degli Chenin Blanc della Loira, solo per dirne tre, e ci si dimentica di quante emozioni è in grado di dare il nostro territorio, i vitigni minori, i territori eroici con le loro vigne scoscese e un microclima inimitabile.

Tenuta Frassitelli è ormai riconosciuto come il cru per eccellenza dei 5 ettari di proprietà aziendale di Casa D’Ambra, posta a circa 600 metri sopra il livello del mare in località Pansa che sovrasta il comune di Forio d’Ischia, Frassitelli sta al vitigno Biancolella come Ischia sta al mare, alle acque sorgive e alla terra. Non ho mai abbandonato questo vino, anche se oggi lo consumo con meno frequenza, perché la vita è troppo breve per bere sempre le stesse cose, ma quando mi imbatto in un millesimo come questo mi viene solo da correre in enoteca o ancor più in loco, quando posso, per farne incetta di bottiglie da bere in maniera scadenzata nel tempo, godendo come un riccio ad ogni stappo in compagnia.

Ha un colore paglierino scarico, con venature verdoline e puntinature dorate, in se brilla il sole giallo e il verde della terra, la roteazione nel bicchiere mi fa pensare ad una bella presenza di materia ma senza viscosità o pesantezza, il primo naso è sottilissimo, delicato, elegante a tratti etereo: macchia mediterranea, vegetalità, ginestra, rosmarino, nespole, mineralità salmastra, più lo si annusa più escono sensazioni nuove, sottili e puntuali, mela Granny Smith, pera Conference, per chiudere su nuance di nocciola fresca.

Al palato è un trip, ha una tensione gustativa impressionante, una lama, verticale, fresco di agrumi, salato di mare che bagna le rocce nere vulcaniche calde al sole, salivazione a palla, alcolicità carezzevole, pulizia del cavo orale stratosferica, una chiusura asciutta e dissetante.

Da aperitivo sarebbe troppo facile da tracannare alla bottiglia, non solo d’estate ma anche in primavera sotto un bel patio a strapiombo sul mare, io l’ho amata prima di iniziare il pasto ‘a crudo’ senza compagno gastronomico, ma soprattutto in abbinamento ad un risotto integrale con croccante scarola riccia e uva sultanina, impiattata con un trito grossolano di pomodorini del piennolo vesuviano, olive nere e pinoli tostati, un qualcosa di libidinoso, per questo alternarsi vorticoso di note vegetali, floreali e avvolgenti allo stesso tempo, in un tourbillon di sensazioni gusto-olfattive senza tregua… 

 

Cla  


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