Il gusto antico della domenica

  

 

Bulli – Gutturnio vivace 2012

 

Non esistono giorni tutti uguali, come non esistono domeniche tutte con lo stesso profumo e sapore, ma ci sono nella memoria di ognuno di noi emozioni indelebili connesse all’album dei ricordi che si svelano d’improvviso quando dopo anni si ritorna a fare da adulti i cannelloni, magari con l’aiuto dei più piccoli con ruoli decisamente invertiti rispetto al passato ma soprattutto ad aspettare l’orario di pranzo per assaporare tutti insieme quel boccone ricco, risultato della gioia familiare.

Sono a Napoli, non in Emilia e il ripieno di un buon cannellone è: ricotta vaccina e carne macinata precedentemente saltata in padella con un abbondante trito di cipolla, carota e sedano e una sfumata di vino rosso oltre a, per i più sofisticati, un po’ di mozzarella di bufala campana rappresa da qualche giorno per non avere un eccesso di siero nella farcia.

L’alternanza tra l’abbondante sugo di pomodoro nella versione ragù light con i singoli cannelloni ripieni fa il completamento dell’opera d’arte, pronta solo dopo una mezz’oretta di forno a 180°, ma mentre il ruoto di pasta giunge a cottura la scelta della bottiglia di origine emiliana non deve mancare per un abbinamento di tradizione che possa appagare il palato.

Gutturnio dei Colli Piacentini in versione vivace e sgrassante di Leonardo Bulli, vignaiolo in Bacedasco Alto di Castell’Arquato, vino rifermentato in bottiglia senza filtrazioni, vino vero, puro, duro, contadino nella sua nobile accezione, vino pulito e digeribile, vino da pranzo tra le vigne in primavera.

Mix di Barbera, Bonarda e un saldo di Cabernet Sauvignon dalla stoffa purpurea violacea impenetrabile, bollicine piccole e non particolarmente persistenti alla vista ma gracchianti al palato, una bomba esplosa di profumi mai banali nella loro semplicità vinosa: mela stark, marasche, lamponi, tartufo, terra umida.

Al palato, prima bevuto da solo e poi sempre più in allungo con grossi bocconi di cannelloni, è un vino ruvido, secco, asciutto, salato, di buona vena acidula e dall’alcolicità avvolgente, un sorso senza doppio petto, un assaggio terrigno, dal finale ammandorlato e di inchiostro, un vino non fatto per i concorsi ma per essere bevuto al tavolo della domenica con i parenti stretti e gli amici sinceri.

 

 

Cla

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