Talmente scontato da essere sublime

Ciro Picariello – Fiano di Avellino 2010 

 

Capita non raramente di stappare una bottiglia di qualche amico produttore, per di più idolatrato e osannato nella cerchia degli amici eno-esauriti del vino alla continua ricerca del personale feticcio da sbandierare in compagnia, ma soprattutto glorificato unanimamente da critici del settore che della degustazione fanno il proprio mestiere e allora finisco per avere due possibili atteggiamenti di fronte allo stappo: spirito critico elevato all’ennesima potenza per evitare di farmi condizionare positivamente dal giudizio altrui e dal rapporto di confidenza col vigneron oppure una sorta di superficiale sufficienza nell’approccio degustativo.

Beh in questo caso nessuno dei due atteggiamenti si è potuto impossessare di me svilendo la mia ‘inappuntabile soggettività‘ perché di fronte ad un siffatto nettare in uno stato di forma splendido a tre anni dalla vendemmia e con spiccate possibilità di arricchirsi di ulteriore complessità nel tempo, ho potuto solo crogiolarmi in un sublime piacere dei sensi, sia nella bevuta solitaria e ancor più a tavola in abbinamento a maltagliati di kamut hand made con scarola, noci e pancetta croccante.

Paglierino lucente e brillante, pennellate dorate, di cristallina trasparenza, un esplosione a mettere il naso nel calice di idrocarburi in primis a portare la mente verso la Rheingau più che la Mosella, poi pietra pomice, papaia, nepitella, litchi, girasole, fiore di tiglio, nespola, salvia e infine tanti agrumi, talmente intenso quanto glaciale, con un impatto in bocca malvagio: acidità tagliente e polputa di cedro e bergamotto, salinità minerale di pietra calcarea, avvolgente, asciutto, ripulente, rinfrescante, dissetante, un sorso che non solo scorre compulsivamente e velocissimamente ma che ti resta attaccato sulle papille gustative ad ogni deglutizione come un koala all’albero di eucalipto.

Sarà l’annata straordinariamente positiva, sarà il giusto mix tra uve di Montefredane e di Summonte, sarà ormai la mano compassata del buon Ciro ormai con 7/8 vendemmie sulle spalle e con una completa simbiosi personale col vitigno Fiano e il territorio di vita, ma questa bottiglia altro che 5 grappoli e 3 chiocciole per me merita la Champions League senza preliminari e sfido i malpensanti a provare il contrario, se riescono a trovarne ancora in giro uno di questi millesimi ormai solo una chimera…io lo pagherei a peso d’oro!!!

 

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