Quando il Taurasi nelle annate minori può vestirsi di eleganza

Villa Raiano – Taurasi 2006

 

Villa Raiano è un’aziendina che ha sempre puntato alla qualità e con il passaggio di testimone dal prof. Luigi Moio al giovane Sebastiano Fortunato ad una cura maniacale verso le zone particolarmente vocate di coltivazione in particolare per la produzione di Fiano di Avellino e Greco di Tufo e con esso i relativi cru, ho notato invece come si sta spingendo meno sulla DOCG Taurasi prodotto fin da sempre, e in passato anche nella versione Creta Nere solo nei millesimi ritenuti all’altezza e ormai non più realizzato, sul quale forse ci sono meno le luci della ribalta nazionale in questo momento.

Ho stappato domenica un loro Taurasi 2006 ancora di mano Moio, non tra i miei manici preferiti in campo enologico, per la sua ricerca spasmodica di una perfezione a volte spersonalizzante, che probabilmente in presenza di un’annata minore, quella 2006: piovosa, capriciossa, con un’estate che ha alternato picchi di caldo afoso a furiose grandinate, ha espresso tutta la sua professionalità riuscendo ha realizzare un prodotto che a distanza di 7 anni dalla vendemmia è di cristallina vispezza.

Il tutto a riprova ulteriore, dagli assaggi fatti nel corso di questi anni da solo e soprattutto in compagnia di amici eno-appassionati, che l’Aglianico da Taurasi si esprime al top tra gli 8 e i 12 anni per poi crollare nella monotonia gusto-olfattiva invece che allargarsi in complessità come capita per un buon Nebbiolo da Barolo, salvo le dovute eccezioni (Contrade di Taurasi; Tecce, Mastroberardino).

Il Taurasi in questione mi colpisce per un colore rubino privo di degradazioni granate e senza cupezze, il naso è intenso: glicine, cipria, rosa, ceralacca, humus, note dolci di cassis e more di gelso e una bocca freschissima in primis con un tannino sottile, setoso ma ben presente a ricordarmi che pur sempre di Aglianico si tratta, quel tocco fresco di cantina gli ha conferito una bella lunghezza espressiva.

Al palato è molto verticale più che largo non ha particolare persistenza ma lo preferisco, perchè non stanca ma rinvita al riassaggio, rendendo la bevibilità scorrevole, pulita e molto diretta per nulla mentale o cervellotica, i sapori sono freschi, ricchi di fiori e frutti e con una chiusura sul terziario elegante e non pungente, nell’allungo emerge anche una piacevolissima sapidità.

Un sorso bello-bello, rispettoso del millesimo, del territorio e per nulla caricaturale, quasi non mi sembra un vino del Prof!!!

 

Cla 

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