Quando il tempo si ferma…

Conti – Boca 1987

 

Esistono vini che si esprimono con poche precise parole lasciando un ricordo indelebile nella mente di chi li assaggia senza neanche il bisogno di prendere appunti per le sensazioni e le emozioni che sono in grado di far provare in tutto quel tempo nel quale si ha il piacere di incontrarli e passarci un po’ di attimi insieme.

Colline novaresi, Maggiora, il sogno e la costanza di un uomo Ermanno con la moglie Mariuccia che nel 1963 realizzano insieme il loro castello e continuano l’opera di produzione di un vino nobile quanto antico: ‘il Boca‘, fatto di Nebbiolo in prevalenza e Vespolina più Uva Rara in misura minore, un sogno che continua nonostante l’assenza di un successore uomo ma con la forza e la perseveranza che le tre figlie (Elena, Anna e Paola) hanno saputo dare all’azienda.

Ho provato spesso vini d’antàn, anche se prediligo vini al top della forma fisica e non da reparto geriatrico o solo da ostentare come status symbol, ma comunque, una tantum, è sempre una esperienza unica poter confrontarsi con un prodotto vivo che anche dopo 15/20/30/40 anni riesce a trasmetterti dinamicità e vivacità, ma per la mia esperienza, nel 90% dei casi ho sempre notato una certa dicotomia tra le sensazioni olfattive maledettamente evolute sulla terziarizzazione spesso spinta e delle sensazioni gustative che raccontavano ancora di vini con freschezza, tannicità (per i rossi) viva, sapidità distingubile, in grado di rendere il vino in degustazione un liquido vivo e ‘non morto’.

Beh, quello che si è verificato col Boca 1987 della famiglia Conti è tutt’altro, nessuna divergenza tra colore, profumi e gusto, non servono descrittori o paroloni per dire di aver incontrato un ‘sorso divino’ che ha lasciato a bocca aperta il gruppo di commensali, che in 2 sarebbe terminato in un attimo e che in 10 è scomparso in un battibaleno, colore granato non spinto, profumi freschissimi ancora di frutta, fiori essiccati e spezie fini, bocca succosa, pulitissima, viva, vivace, vibrante, c’è ancora tannino, c’è leggiadria, c’è nobiltà, un vino da bere così, senza abbinamento per sorridere dell’impossibile di incontri esclusivi, ma che ci si può permettere di ordinare al ristorante (ove mai nè esistesse uno che lo ha dimenticato in cantina!) per abbinarlo ad un pasto degno della sua gaia eleganza.

 

Per me il vino dei sogni!

 

Cla

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