Quando ripetitività è un pregio…

AR.PE.PE. – Grumello Riserva 2004 Rocca de Piro

 

Purtroppo non ci sono definizioni o parole che tengano quando giunti alla fine della bottiglia sei combattuto tra la gioia, il piacere, la pace dei sensi, per aver finito fino all’ultimo goccio un nettare divino che non solo ha allietato il tuo pasto ma anche le tue membra o sei più incazzato perché un’altra bottiglia di AR.PE.PE. è stata sfilata dalla tua cantina personale al massimo del suo splendore e non né puoi più riprovare questa estasi se non a costo di una ricerca spasmodica non irta di ostacoli.

Io comunque propendo per la felicità e quindi che la tristezza faccia capolino da un’altra parte, colore granato scarico, trasparenze sensualissime e invitanti, profumi bucolici e femminili: spezie, piccoli frutti freschi, erbe di montagna, floreale di viola, bacche di ginepro, è troppa la sete per rincorrere profumi e profumi che con il passare del tempo fanno breccia nel bicchiere.

L’entrata al palato è delicatissima, un succo fresco di frutti aciduli, sapido, con un tannino non elegante, di più, un sorso di una suadente alcolicità, nessuna morbidezza, ma una chiusura fruttata e speziata all’unisono di gradevolissima lunghezza.

E’ un vino che berrei ‘da alcolizzato’ senza abbinamento, che mi inebria con un primo complesso: pasta mista gragnanese (Pastificio dei Campi, costosissima quanto sublime!) con crema di ceci, un trito di fasolari e pancetta croccante, perché è un sorso che appaga, ripulisce, disseta, quasi in una compulsività boccone-sorso, sorso-boccone che non accompagna il piatto cucinato, ma lo affianca in un duetto di archi… 

  

 

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