Estate, Calabria, Magliocco, rosso per l’estate…

Tibaldi Antonietta – Don Michele Calabria IGT 2011

 

Magliocco in purezza, quello sconosciuto vitigno calabrese che pochi hanno avuto il coraggio di valorizzare e che addirittura Antonietta Tibaldi sulle orme del padre Michele, con l’aiuto del marito, vinificano in purezza come unico vino aziendale, producendo poche migliaia di bottiglie di cui la 2011 è la prima annata imbottigliata, e che prima annata!!!

Il collegamento è elementare: Calabria, estate, spiagge, vino bianco, sete, invece no la calura estiva può richiedere una bottiglia come questa da bere fresca di cantina, a 16° e mandare in visibilio gli amici seduti a tavola, in una serata di fine maggio o di giugno inoltrato, ma non solo, perchè questo è un sorso easy senza stagione.

Ho provato questo vino fugacemente e senza, come mio solito, annotare appunti e/o punti esclamativi, ma nonostante si fossero stappate un po’ di bottiglie in compagnia, di quelle a 5 stelle (Sancerre  Clos la Nèore di Vatan, Barolo Paiagallo di Canonica, Chianti Classico Via del Campo Fattoria Rodàno...), un asterisco per questo calabrese schietto, verace e per nulla riottoso, lo avevo archiviato a mente, pronto a tirare il collo, con la dovuta calma, a una delle 4 bocce conservate in cantina per scriverne due righe.

Il week end scorso è stato propizio, nel calice si presenta a me rubino violaceo con pennellate maledettamente purpuree e di notevole concentrazione tanto da farmi pensare al catrame nonostante una lucentezza tutta femminile, mi intriga subito l’approccio olfattivo terrigno e terroso, ricco di profumi di sottobosco su un fondo vegetale e di spezie molto netto: edera, violette, pepe nero, chiodi di garofano…nei sorsi successivi esplode tutta la carnalità del frutto fresco e acidulo: more selvatiche, visciole ma anche mela cotogna.

Al palato è un piacere nel suo approccio semplice ma per nulla banale, ha una bocca succosa, solare, pulita, schietta, il tannino è setoso in perfetta fusione col corpo del vino dotato una piacevolissima freschezza da frutto dolce e una leggerissima vena sapida, è un sorso che invita al riassaggio e che non stanca né appesantisce, anzi i 13,5° sono assolutamente sotto traccia, totalmente impercettibili, non ci sono sbuffi alcolici, non c’è sensazione calorica nell’allungo, un vino equilibrato già oggi, cosa su cui non avrei scommesso, anzi nel corso dell’assaggio tende ad aumentare la sua complessità gustativa diventando un piacere berlo insieme a formaggi di media stagionatura o della pasta fresca condita con verdure e guanciale croccante, è un vino che berrei volentieri anche con preparazioni di pesce (come mio solito!), meno con arrosti, proprio per la limitata espressività del tannino, normale per il Magliocco rispetto al cugino Gaglioppo che invece né ha in abbondanza, avverto inoltre molto distintamente una espressività naturale del vino, cioè di un vino privo di forzature, ruffianerie, espressività caricaturali del vitigno, un vino che nonostante sia prodotto solo a circa 100mslm ha una scorrevolezza gustativa invidiabile che me lo fa apprezzare a 360° e che mi incuriosisce provare tra qualche anno per studiarne l’evoluzione in bottiglia.

 

Cla

   

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