Equilibri nordici

Dr Loosen Bros – Riesling 2008

 

Purtroppo per me, non rientro tra i fan sfegatati della tipologia, ho bevuto Riesling vintage (oltre 20 anni) di una purezza cristallina e di una complessità senza paragoni, ma nella mia esigua esperienza degustativa li trovo alla lunga vini abbastanza monotoni se bevuti di media gioventù nelle varie tipologie presenti sul mercato (kabinett, spatlese, auslese) o vini dai costi esorbitanti nelle tipologie più dolci (eiswein, beerenauslese, trockenbeerenauslese), lontani dalla cultura gastronomica mediterranea e parimenti inaccettabili da bere a fine pasto (i primi 3 della categoria!) per effetto del residuo zuccherino di cui sono dotati in presenza di gradazioni alcoliche spesso basse e di una solfitazione troppe volte eccessiva, ancor peggio se bevuti dopo una batteria di vini secchi dai 13 gradi a salire, una sorta di suicidio dello stomaco e della testa.

Sono una tipologia di vini con i quali mi piace però giocare negli abbinamenti ‘stranoidi e istintivi più che cervellotici’, alla ricerca di equilibri palatali instabili e goderecci che probabilmente nel periodo primavera-estate riescono a dare maggiori soddisfazioni.

Dr Loosen è un nome in Mosella, con vigne storiche mediamente di oltre sessant’anni, non colpiti da fillossera, un’azianda radicata sul territorio da più di 200 anni e con un approccio il meno possibile invasivo sia in vigna che in cantina, il vino provato è un Riesling 2008 di 8,5° con residuo zuccherino presente ma contenuto (una sorta di Dry) che ha colore paglierino scarico e che profuma di agrumi, mughetto, pera spadone e pesca gialla ancora acerba, in bocca è citrico, ma carezzevole e dissetante, una sorta di ‘vino coca-cola‘, un vino che ti bevi per sete ma non ti disseta e comunque in grado di grattare il palato e appagare. Servito fresco può aprire qualsiasi brunch in terrazza o pranzo in riva al mare, preferibilmente a bouffet, grazie alla sua immediata piacevolezza, l’avrei potuto bere semplicemente così senza abbinamento gastronomico per puro cazzeggio, tanto è fragrante e di scorrevole beva, ma è maledettamente indicato nell’abbinamento con pesce grasso e tra questi annovero il salmone di allevamento che tradizionalmente troviamo nella pescheria di fiducia.

Io l’ho cotto alla griglia a filetti, più che a tranci, dopo una marinatura di qualche ora con limoni non trattati, bacche di corniole schiacciate (comprate in vasetti di vetro) e sale grosso, l’incontro tra i due prodotti nordici non ha deluso, l’uno equilibrava le spigolature e gli eccessi dell’altro, la grassezza del salmone con l’acidità del Riesling, la rotondità zuccherina del sorso con l’ampiezza gustativa del pesce, in un bel gioco delle parti, in una sera in cui magari si vuole rincorre il partner piuttosto che dare tutto per scontato…

 

 

Cla

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