BaRoLiaMo

I Barolo degustati

 

Baroliamo è stato il termine goliardico per giocare col timore reverenziale che spesso si ha nel degustare dei Nebbiolo da Barolo, magari anche con qualche anno in più sulle spalle, invece provando e riprovando questi vini di grande blasone si finisce per goderne subito, accorciando le distanze che in molte circostanze alcuni produttori di Langa hanno realizzato, trasformando un’ eccellenza nazionale in un cameo da sfoggiare  come status simbol solo nelle occasioni migliori o nelle tavole più facoltose, anche a causa di prezzi da gioielleria.

Modernismo e classicismo si sono susseguiti in una serata veramente molto leggera dove ognuno ha espresso, in forza del proprio gusto e del proprio personale percorso degustativo, le proprie preferenze.

 

Bricco Giubellini Barolo 2004:

Gigi Garanzini (giornalista sportivo) e la moglie hanno oltre dieci anni fa abbandonato smog e cemento per Monforte d’Alba e realizzato il sogno di vivere in prima persona la terra, il loro Barolo realizzato con la collaborazione di Claudio Conterno e Guido Fantino è di quelli estroversi e New Age pieno di fiori, frutta e note balsamiche, con uno squilibrio verso le durezze ancora in là da fondersi col resto, ma intriso di un godimento che volteggia tra il vecchio e il moderno senza eccessi, ruffianerie o segni caricaturali.

 

Elio Grasso Ginestra Case Matè 2004:

Azienda fondata nel 1928 con terreni e cru anch’essa in Monforte d’Alba, di forte impronta tradizionalista mi ha raccontato con questo assaggio di un vino evoluto e di profonda eleganza, granato con pennellate già aranciate esprime al naso note impettite e aristocratiche di macis, piccoli frutti, ruggine e sangue (no ematiche!!!), di piacevolissima trama tannica e mineralità è un sorso che difficilmente riesce a passare inosservato. Tra i miei preferiti della serata! 

 

Azienda Agricola Cogno – Barolo Ravera 2001:

Azienda riferimento del territorio di Novello nonostante ha poco più di venti anni di vita, ma una tradizione trasmessa dal padre Elvio alla figlia Nadia con grande precisione, vino con pochi fronzoli e nel suo stato migliore di espressività nonostante ancora tanta vita davanti. Granato di bella consistenza che saltella tra odori di fiori essiccati e frutta acidula con quel sottofondo ematico, ha un tannino e una mineralità tutta sua, si esprime ai primi sorsi smilzo ma esce con la sua austerità alla distanza grazie a definita delicatezza di palato.

 

Parusso Armando – Barolo Bussia Vigna Fiurin 1999:

Modernità (barrique) e tradizione agricola (conduzione naturale delle vigne) si condensano in Marco Parusso e la sorella Tiziana che in questo millesimo mi spiazza per il colore rubino e i profumi dirompenti: balsamico, mentolato, profumi di terra ma anche grandemente fruttati (cassis), in bocca è complesso quanto armonico nonostante qualche sbuffo alcolico che tende a slegarsi dal resto del corpo…assolutamente diverso!

 

Elio Altare – Barolo Vigneto Arborina 1998

Piccola azienda ma grande storia aziendale e vini che dalla vigna alla cantina hanno il modello bourgognone come riferimento; granato, luminoso, dal naso introverso e molto concentrato su note terziarie di ceralacca, smalto, cipria, inchiostro, ha bisogno di tempo per schiudersi e per raccontare di note di sottobosco e frutta secca, al palato è un sorso polputo, doppio, salino e di buona freschezza, il tannino è ben fuso mentre l’alcol meno, finisce per i miei gusti un po’ troppo sapido e ricco, perdendo in eleganza…non tra i preferiti!

 

Domenico Clerico – Ciabot Mentìn Ginestra 1998:

Il grande vecchio del moderno Barolo che da una piccola vigna di famiglia è riuscito ad incrementare le proprietà aziendali negli migliori cru di Langa (Monforte, Bussia, Ginestra, Mosconi) realizzanto vini fuori da comune. Il millesimo provato benché granato ha una spinta concentrazione ma conserva al naso l’austerità di Monforte: pepe nero, uva spina, arancia rossa disidratata, vicky e un bel po’ di floreale essiccato, in bocca mi spiazza: è ruvido, scontroso, secco, ancora troppo tannico, con una chiusura ammandorlata…un vino senza compromessi, si ama o si odia!

 

Cordero di Montezemolo – Barolo Monfalletto 1986:

Blasone e origini medioevali si respirano in questa azienda con oltre 600 anni di storia, il millesimo provato è  torbido, granato e dai tratti olfattivi di ferro, fango e fiori secchi, in bocca ha quella freschezza e scorrevolezza che non ti aspetti…classico sorso esperienziale per nulla, seduto, morto o peggio ancora acetificato o ossidato!

 

Font
anafredda
– Barolo 1971

Storica realtà dai grossi numeri e  oggi nelle mani del Mps e di Oscar Farinetti per una sorta di New Deal commerciale e produttivo, per una bevuta fuori dagli schemi, i profumi sono poco esaltanti: zolfo, goudrot, straccio bagnato, al palato è ancora vivo nonostante un tannino totalmente svolto e una resistenza all’ossigeno non superiore all’ora, dopo la quale ci lascia il suo ultimo respiro…

 

Serata unica quanto i vini provati ognuno in grado di esprimere il suo valore, naturalmente per me come per gli altri partecipanti ognuno ha avuto le sue boccie preferite e quelle meno vicine a propria sensibilità degustativa!!!

 

Cla   

 

 

 

 

 

 

 

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