Quando il primo amore risboccia

 Franz Haas – Gewutrztraminer 2010
 
E’ stato il vitigno che per primo mi ha sedotto quando oltre dieci anni fa mi sono smarrito sulla via di Bacco senza ritrovarmi più, con quel suo profumo unico, inconfondibile e quella sua ricchezza gustativa tanto distante dai vini campani, fino a diventare il figlio eletto per svariati mesi.
E’ bastato però non più di un anno per far saltare questo idillio, questo colpo di fulmine da novizio al primo appuntamento di letto, quando col passare delle degustazioni mi sono sempre più accorto che i vini da Traminer aromatico finivano per essere totalizzanti nei profumi e nel sapore, di complessa abbinabilità col pasto quotidiano, ma anche a quelli più speciali o dei giorni di festa, tanto da finire sempre più spesso relegato a figura di Prima Donna senza adeguato Cavaliere.
Dopo le recenti delusioni (Elena Walch, Abbazia di Novacella, Cantina di Caldaro) per vini sempre bevuti solo fino a metà bottiglia per sfinimento, ho finalmente ritrovato nell’ambito dei produttori non di nicchia, sicuramente, una bella espressività del vitigno o meglio la boccia che meglio si aggrada alle mie corde degustative, almeno in questo momento…ma dico che il Manna di Franz Haas provato 10 anni fa e poi in svariate altre volte non mi ha mai deluso, salvo annate sgraziatamente opulente! 
Franz Haas impiega il tappo per questa boccia, riprendendo gli usi innovativi e senza legami con tradizioni spesso vincolanti della Nuova Zelanda e per quanto mi riguarda già questo mi mette di buon umore, versato il vino nel bicchiere esce fuori quella lucentezza paglierino carico tendente al dorato e una decisa viscosità sulle pareti del calice sinonimo di bella ricchezza di materia, le sensazioni olfattive sono una conferma di tipicità ed eleganza (sei mesi in acciaio sui lieviti): l’esotico è offerto da papaya e litchy, poi mandarino, un piacevole vegetale di anice e dragoncello fresco, uva sultanina e quella classica chiusura di rosa bianca.
Senza nessun dubbio nuances dolci ma ben affiancate da tanta freschezza acidula, in bocca entra grasso, caldo, ma perfettamente bilanciato grazie ad una mineralità sassosa e una freschezza da lime e ancora mandarino (quello avvertito al naso) che invoglia al riassaggio, al palato resta lungo il ricordo esotico misto a un salato di silicio, chiude con una grandissima pulizia grazie ad una freschezza vibrante.
Se poi questo sorso molto godibile già da solo lo si azzarda ad abbinarlo con il famigerato carciofo ritenuto inavvicinabile al vino secondo i manuali A.I.S., cucinato magari con della pasta fresca e una crema di uovo e parmigiano reggiano, allora si rischia di amplificare, contro ogni più rosea previsione, il piacere e far risbocciare un vecchio amore che ormai può dirsi trasformato in grande amicizia con l’autoctono aromatico di Termeno!
 
Cla 

 

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