Bevo, godo ma ne voglio ancora!!!

Dalzocchio – Pinot Noir 2009 Vigneti delle Dolomiti Igt

 

Ci sono amori che nascono così dal nulla, all’improvviso e senza neanche accorgertene come per questo Pinot Noir vero e schietto come Elisabetta Dalzocchio conosciuta a Vini Naturali a Roma di quest’anno ma il cui ‘succo di vigna’ già avevo provato in passato, amandolo nelle versioni 2004 e 2007 grazie a strani giri di amici e gruppi d’acquisto napoletain style.

Due ettari di vigna in zona Rovereto, un solo vitigno: il Pinot Noit impiantato nel 1979 e oggi affiancato da nuovi innesti in sostituzione delle piante vecchie e improduttive, un solo vino e una sola filosofia dal 2001:  il rispetto della natura e della tradizione (I Dolomitici) e solo questo può bastare per desiderare di amare questo vino se non fosse che poi quando lo versi nel bicchiere e lo provi ci trovi dentro tutto il mondo di una micro-realtà che non segue moda e tendenze effimere di periodo ma che parla di sincerità e semplicità, la stessa che traspare nei gesti e nelle parole di Elisabetta e che le sono state tramandate dal padre Riccardo, fondatore di questo sogno.

Rubino scarico con pennellate violacee sull’unghia del bicchiere, in roteazione esprime al primo naso tutta l’aromaticità dei piccoli frutti di bosco (ribes, cassis, more selvatiche) per poi richiudersi d’improvviso su se stesso fino a dischiudersi di nuovo dopo qualche minuto su note tostate di pepe nero e bacche di ginepro, ma ancora pour-purry di fiori viola essiccati e un richiamo alla cannella a stecche.

Al palato è un crescendo: succoso, fresco, salino, dal tannino delicatissimo nonostante la ‘giovinastra’ età, benchè ruvido, ma per nulla grosso nè grossolano (anzi!!!), l’alcolicità è assolutamente sotto traccia non ci sono concessioni alla morbidezza nonostante le rese in vigna siano bassissime (50q per ha).

Mi piace ricordarlo oggi che è passato qualche giorno dal suo assaggio come un vino: invitante, dissetante, asciutto, pulito, territoriale e pieno di frutta e fiori in questa fase evolutiva (solo 4 anni dalla vendemmia e con tanta prospettiva in termini di complessità) dalla adeguata persistenza e dalla abbinabilità ingorda a pescato in guazzetto…

Nel venerdì Santo gli ho affiancato una zuppa forte con olio al peperoncino, cozze, tranci di coda di rospo (pescatrice) e polpo verace raggiungendo livelli di trascendentalità durante e dopo il pasto inusitati!!!  

 

Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.