La parte femminile di una Stout

Birrificio del Borgo – Oatmeal Stout

 

Gran bella birra questa Stout o meglio questa Oatmeal Stout, è bene precisarlo, perchè questa semplice parola iniziale fa una differenza sostanziale da una normale Porter inglese o irlandese o da una più tosta Stout (generalmente una Porter dal grado alcolico più sostenuto).

Ho letto sul web giudizi negativi su questo prodotto del Birrificio del Ducato, probabilmente perchè chi la recensita si aspettava una birra più robusta e complessa, ma per quanto mi riguarda ho trovato questo sorso veramente interessante e godereccio.

In primo luogo mi piace sottolineare che questa tipologia di Porter, nella quale c’è al massimo un 30% di AVENA aggiunta nel processo produttivo di maltaggio, aveva preso appeal in quasi tutti i birrifici tradizionali della Gran Bretagna, alla fine del XVI secolo e anche dei Paesi Scandinavi dove la coltivazione di avena era molto diffuso, perchè tendeva a conferire un sapore a volte decisamente amaro alla birra, cosa già ben presente nelle Porter che fanno dei malti tostati la loro principale caratteristica, mentre questo birrificio riprende con convinzione questa antica usanza.

In questo caso si può parlare a giusta ragione di una ‘Bière de Soif‘, nonostante non si tratti di una Weiss (birra di frumento), termine molto in voga per i vini delicati, fragranti e con la prerogativa di dissetare senza timidezza ma di lasciare contemporaneamente appagati, devo dire inoltre che il sorseggiare questa birra mi ha riportato con la mente ad un viaggio a Praga e alle birre servite in abbinamento ai piatti di salsicce, maiale e pollame con riso e verdure nei Brew Pud (U Fleku) della capitale: birre leggere, poco amare e molto digeribili.

Color ebano, con schiuma ricca e persistente benchè non particolarmente compatta per la presenza di numerose bolle nel suo cappello, profuma di castagne arrostite, timo essiccato, cioccolato fondente, gelato alla liquirizia e cappuccino.

Al palato tutta la sua leggerezza data dai soli 4,5° si esprime con schiettezza, ha una entrata luppolata e tostata ma ben presto si distende nel cavo orale per arrotondarsi e ammorbidirsi delicatamente senza però diventare molle, al gusto lascia delle piacevoli sensazioni di bacche di ginepro, un delicato balsamico  e quella costante nota di liquirizia dolce mista a caffè ristretto non zuccherato.

Il corpo è decisamente magro e smilzo, ma è giusto che lo sia, non mi attendevo una Porter alla Barabba del Birrificio Geco (proprio un’altra tipologia di birra) nonostante si parti dalla stessa macro-famiglia, ma quello che rende gradevole la bevuta è la faciltà di approccio che mette daccordo tutti, anche i meno avvezzi alle nere inglesi.

Io ci ho abbinato, nelle mie allucinazioni gastronomiche un arrosto di Scottona cucinato a cottura media, è mi è ‘garbata‘ un bel pò finendo per terminare prima della bistecca…birra assolutamente anche da aperitivo, magari con polenta fritta e stracchino a crosta fiorita o pane di segale, burro e alice di Cetara!!!

 

 

 

Cla. 

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