Rossese senza imbarazzi

Maccario Dringenberg – Rossese di Dolceacqua 2011

 

Che sia la denominazione figa del momento o meglio degli ultimi 3/4 anni, lo posso dire senza timore di smentita, come anche che c’è stato nel corso degli ultimi anni un deciso miglioramento produttivo passando da Rossese d’antàn scomposti, terrosi, dal finale gustativo amaro e a volte anche pieni di odori stranoidi e non proprio gradevoli a prodotti e boccie di una godereccia piacevolezza pur conservando una spiccata tipicità territoriale di vino scontroso e senza compromessi.

Nell’ultimo periodo ho provato un bel pò di bottiglie (Ka Mancinè , Terre Bianche , Giuseppina Tornatore …) con discreta soddisfazione in base al mio sentire e non sempre con piacere proporzionale al prezzo speso, e in questo escursus mi sono appuntato due righe su questo ultimo assaggio di Giovanna Maccario e Goetz Dringenberg davvero interessante.

Rubino scarico e di bellissima trasparenza, piacevole consistenza alla prova della roteazione del calice, ha sensazioni olfattive che raccontano di una terra a mezz’aria tra le colline rocciose e taglienti di Dolceacqua e il vento caldo della Riviera ligure di Ponente e quello sguardo disincantato verso la Francia, messo il naso nel bicchiere profuma di frutta fresca e croccante: mela stark, melograno, un non so chè mentolato, balsamico e di pepe verde appena pestato, con l’ossigenazione vengono fuori poi note terrose e di erbe aromatiche.

L’entrata al palato è accattivante, salato in primis ma anche decisamente fresco, il tannino è in sordina (tipico limite dei Rossese per alcuni degustatori) benchè ben identificabile mentre l’alcolicità che mi aspettavo a sbuffi si mantiene assolutamente educata, lascia al gusto una gran bella vinosità e quella stessa timbrica espressa al naso arricchendosi di sensazioni terrigne e chiudendo su una piacevole nota ammandorlata.

E’ un sorso che mi piace bere a temperatura di cantina, a quei 16° gradi per apprezzarne al meglio la sua introversa ruspantezza e quella polverosa mineralità in grado di invogliare ad un altro riassaggio e capace di maritarsi molto bene non solo a coniglio in porchetta (già me lo immagino) ma anche con del pescato saporito e cotto alla brace di carboni ardenti per esaltasi reciprocamente (io mi sono avvicinato all’estasi con spigola e calamari), ma non mancherò di stapparla ai primi caldi di primavera per un piacevole aperitivo con salumi, formaggi e verdure grigliate…mi piace pensarlo come un vino introverso e disponibile solo verso chi sa goderne carezzevolmente!!! 

 

 

Cla

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