Alberto Anguissola e altri strani Pinot Noir…le note

Alberto Anguissola – Emilia Igt Pinot Noir Riserva Riva del Ciliegio 2004-2010 

 

Se si ha l’ingenuità di chiudere gli occhi per immaginare il vitigno Pinot Noir da cloni bourgognoni (115 e 667) piantato a 500 mslm in terreni argilloso-calcarei fiancheggiati dal fiume Trebbia a sud di Piacenza in zona tradizionalmente di Gutturnio frizzante e si pensa ad un vino di impostazione naturale senza fermentazioni controllate, filtrazioni e con lieviti indigeni, si può avere l’idea di cosa può essere stato raffrontarsi con una verticale della Riserva prodotta da Alberto Anguissola che, senza ambire a vette di complessità e longevità da Gevrey Chambertin o Pommard, ha stupito per piacevolezza e godibilità i più scettici e puristi.

Ciò che ho verificato concretamente è stata la capacità di imparare dagli errori e correggere il tiro cercando anno dopo anno di chiudere il cerchio in maniera sempre più precisa e concreta, in questo il raffronto con altri due Pinot Noir di 2 altre zone vinicole italiane, nè altoatesine nè avviamente da premier cru francese, ha messo in evidenza che una mano ferma, consapevole e una adeguata fusion tra territorio e vitigno fuori delle zone di eccellenza può dare grande soddisfazione al tavolo non solo in una degustazione tecnica ma sopratutto in abbinamento al cibo, fine primario e ultimo di ogni buona bottiglia di vino.

Un’altra cosa che mi ha colpito positivamente è l’odore di tutti i tappi delle bottiglie di Anguissola, tutti sapevano di vino, cantina, frutta fresca e nessuno aveva odori di legno, sughero o altro, per di più il tappo del Pinot Noir di Marchesi di Frescobaldi era asettico mentre quello di Bricco Maiolica Loriè aveva, all’opposto, un originale odore di inchiostro.

 

A. Anguissola – Casè Riserva Riva del Ciliegio 2004:

La boccia più contrastata, ad un colore rubino scarico luminoso e lucente fanno seguito dei profumi di piccoli frutti di bosco, rimandi di grafite, cardamomo e un bel ventaglio balsamico, al palato è secco, asciutto dal tannino aggressivo e di lunga sapidità, la freschezza è puntuale quanto lattica, manca una adeguata amalgama degli ingredienti benchè sia un sorso scorrevole ma col tannino troppo scostumato e componenti troppo scisse tra loro!

A. Anguissola – Casè Riserva Riva del Ciliegio 2005:

Vino appena più concentrato nei colori rispetto al fratello maggiore, naso vinoso, fruttato, sbuffi di ceralacca, pepe nero pungente, sensazioni fumè da sale danese affumicato con faggio, le componenti sono decisamente in migliore fusion tra loro: fresco, sapidità meno granulosa, tannino di fitta grana ma meglio ammansuito e alcol ben integrato. Al palato sensazioni di frutta, grande scorrevolezza gustativa nonostante una buona carnosità del frutto e qualche sbuffo alcolico che esce solo alla distanza…un passo avanti!

Bricco Maiolica Loriè Pinot Noir 2005:

Rubino scarico evoluto su tonalità granate, si nota una austerità molto piacevole rispetto ai vini di Anguissola, benchè per certi versi fin troppo composta, ma in questo può giocare il territorio langarolo, profumi di carbone vegetale, visciole in macerazione, macis, eucalipto. La bocca è poco spigolosa, incentrata su un gusto di cioccolato al latte, caffè, bacche di ginepro, bacche di mirto in infusione, è un sorso caldo, avvolgente, un bel tannino elegante, minerale e con una freschezza che sorregge senza invadere il resto, perde durante la bevuta sia persistenza che complessità, risultando alla fine non degno delle premesse!

A. Anguissola – Casè Riserva Riva del Ciliegio 2006:

Rubino e basta, naso da bubble gum, decisi sensazioni di terra secca al sole, foglie di castagno, smalto, corniole sotto spirito, un deciso cambio di passo al palato, grandissima grinta gustativa, tannino vispo, sapidità che rimbalza ad ogni sorso e una acidità rinfrescante e ripultente il tutto condito da un frutto vivo e complesso, arricchito da un piacevolissimo e genuino sedimento…grande boccia da annata calda!

Frescobaldi – Castello di Pomino PN 2008:

L’ho giuro combatto ogni giorno contro i miei pregiudizi su tutto e a maggior ragione sul vino, ma quando i risultato portano all’anonimato non posso tacere, colore rubino scarico da piccolo chimico che imita un Volnay Premier Cru, a bicchiere fermo anche i profumi sono in apnea, l’ossigenazione gli dona un pò di brio: arancia rossa, vaniglia, addirittura percepisco note di gelsomino e pepe nero, in bocca è rotondo, mollo, tannino iper-vellutato, freschezza assottigliata e sapidità ben presente che si smarrisce nell’allungo…tutto molto piallato, rigorosamente per il grande pubblico e i grandi numeri, non per me!!!

A. Anguissola – Casè Riserva Riva del Ciliegio 2009:

Rubino di media concentrazione, è la boccia che al naso mi ha convinto di meno: sensazioni di ridotto, straccio bagnato e mogano, poi lentamente ritorna il casè Riserva di sempre, cassis, marmellata di more, menta secca. Al palato ha una scorrevolezza tutta sua, tannino meno grosso e doppio delle precedenti annate, viva la freschezza e di distinguibile mineralità, buona la persistenza su un fondo vegetale escono frutta e fiori freschi…anche il giorno dopo conserva parte della dicotomia naso-bocca.

A. Anguissola – Casè Pinot Noir 2010:

L’unico non riserva della batteria, ha qualche mese in meno di affinamento in legno rispetto alla Riserva e 1/3 del mosto viene integralmente lavorato in acciaio, il risultato è un vino ancora troppo imbrigliato ma cristallizzato per espressività, si evolve lentamente all’olfatto su zaffate di radice di zenzero, bacche di cacao grezzo, pepe verde e note ematiche. Al palato è decisamente più gracile e sottile della riserva ma nè acquista in scioltezza, ove ve ne fosse bisogno (tutta la batteria scende giù una favola fino all’ultima goccia), grazie ad una più decisa freschezza e sapidità e anche
per effetto di un tannino meno ruvido e più elegante.

 

Bella esperienza e bella avventura quella di Alberto Anguissola, tenace, caparbio e contro-corrente ma senza aver riscontrato nei diversi sorsi una eccentricità che forse l’unione tra vitigno e territorio avrebbero potuto far presagire, nella mia classifica la Riserva 2006 e sicuramente la Riserva 2010, per intuizione dal Casè base 2010, possono essere conservate in cantina per stupire qualche amico sapientone di bevuta…

 

 

 

Cla

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