Birra ‘one shot’

Toccalmatto – The last witch

 

Non sapevo che anche per le birre potesse esistere la classica ‘botta e via’ e invece nel mondo brassicolo artigianale non è rara la realizzazione da parte del mastro birraio di turno di una birra ‘one shot’, la birra frutto di un esperimento, di una fantasia estemporanea, di un volo pindarico concretizzato in via del tutto eccezionale con ingredienti particolari e poi non ripetuta più, nè riproposta nell’ambito del catalogo delle birre realizzate col proprio marchio.

Questa regola però non è proprio così rigida, dato che molte ‘one shot’ se riescono ad avere successo e richiesta sul mercato finiscono per trasformarsi prima in birre stagionali, e di quì l’importanza degli ingredienti, e poi, magari, in produzioni costanti in ogni anno e quindi inserite in listino.

A me ‘one shot’ fa pensare al film di Kubrick, Eyes Wide Shut,  con Tom Cruise e Nicole Kidman e alla loro scena dinnanzi allo specchio prima che il voltice dell’inaspettato li travolga nel resto del film, ma nel caso di specie ‘the last witch‘ del birrificio emiliano Toccalmatto è proprio una di quelle ultime streghe della mente che ti sorprendono in una tardissima serata piovosa d’inverno lasciandoti a bocca aperta per non farsi vedere mai più.

 

 

Lo stile è Scotch Ale, cioè una birra dalle origini scozzesi, maltata, morbida, spesso scura e strong per il sostenuto contenuto alcolico di 7,8°, versata nel ballon ha un colore terracotta, con bollicine sottili e numerose ma mi colpisce per una spuma non particolarmente ricca e poco persistente.

Il colore ha molte sfumature aranciate e un impatto olfattivo di edera, cedro candito e una affumicatura che vira nella sensazione di torbato, poi ancora miele di castagno e terra umida, tutto molto pulito, al palato è un sorso: pastoso, grasso, di decisa salinità ma con una bollicina elegantissima e una chiusura piacevolmente luppolata di pepe verde e ortica.

Con l’alzarsi della temperatura sia al naso che alla bocca le sensazioni evolvono su nuances di caramello bruciato, ma non amaro, e ciliegia matura, in bocca è secca, quasi tannica chiudendo su note di liquirizia e tabacco dolce, ottima in abbinamento con dei ritagli di cuore e fegato cucinati alla veneziana, mangiati serenamente alle 23,00 dopo il calciotto del giovedì.

 

Il giorno dopo, l’ultimo bicchiere ‘abbondante’ aveva perso parte della sua effervescenza trasformandosi a tutti gli effetti in una birra da meditazione dalle nette sensazioni da whisky di Islay, salino e torbato…bella storia, che ho fortunatamente riacquistato via web (artigianbeer.com) per condividerla.

 

  

 

Cla

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