La Toscana dei vitigni tradizionali…le note

I vini degustati

 

La Toscana è una delle regioni vinicole che più fanno discutere e che più delle altre hanno esportato il made in Italy viti-vinicolo nel mondo con tutte le contraddizioni del caso, penso naturalmente quanto semplicisticamente: ai fiaschetti di Chianti da supermercato, a Bolgheri con non più di quarant’anni di storia, all’allignaggio di vitigni internazionali per scimmiottare i vini dei grandi Chateaux sulla cresta dell’onda dalla fine degli anni settanta e fino agli inizi del 2000, allo scandalo dell’etanolo, al Brunello nazionale, per dirne qualcuno che nel mio immaginario associo a questa verdeggiante regione d’Italia.

Sarebbe stato più facile incontrarsi e fare un confronto tra Brunello di Montalcino di 8 aziende ilcinesi top class o una lotta tra Supertuscan pieni di Merlot o Cabernet Sauvignon, ma  è stata la Toscana dei vitigni di tradizione e dai vini dal consumo quotidiano e poco modaiolo a incuriosirci, è nata così una serata diversa nella sua leggera autenticità, grazie soprattutto alle intuizioni dell’amico Luca Miraglia.

 

Az.Agricola Tiberio di Enzo Nocentini – Terranuova Bracciolini (AR)

Realtà storica del Valdarno operativa fin dal 1831 e prima azienda a vinificare in purezza vitigni come Colorino e Malvasia Nera, i vini sono riconoscibili tutti per una schiettezza espressiva e per la scorrevole bevibilità.

Nocens 2006 (50% Cabernet Sauvignon, 50% Cannaiolo)

Blend stravagante per un vino realizzato con governo all’uso toscano nel quale ciò che emerge è la carnosità del frutto, la perfetta armonia delle componenti e una lunghezza gustativa tutta giocata su note terrose, ematiche, vegetali e di frutta polposa.

Malvasia Nera 2006

Vitigno aromatico che si esprime su tonalità granate alla vista, un naso di macis, geraneo, frutta sotto-spirito e una bocca in parte magra, non particolarmente fresco ma di precisa sapidità, il tannino è molto ammansuito (malolattica naturale), ma la persistenza non è da campione, vino curioso da inizio pasto…

Canaiolo 2008

Il registro è di precisa originalità, rubino con velature granate, olfatto più floreale che fruttato, più vegetale che speziato, nell’attacco al palato è compatto, rugoso, salino ma non particolarmente tagliente di acidità, spiccata gastronomicità, specie se si pensa a zuppe di farro e orzo con verdure.

Sangiovese 2009

Clone Valdarnese di Sangiovese per un sorso che viaggia su due binari, l’approccio visivo-olfattivo è spiazzante: rubino purissimo e lucente, naso che saltella tra caramello, zucchero a velo, marasca, rosa rossa e una chiusura di ceralacca e bocca leggiadra, per alcuni aspetti sottile, calda ma con un tannino per nulla cattivo, lo classifico come vino da bere in scioltezza più che da abbinamento.

 

Az. Agricola Montevertine – Radda in Chianti (SI)

Azienda che rieccheggia i nomi di Sergio Manetti e Giulio Gambelli e che nonostante i poco più di quarant’anni di storia può definirsi modello di territorialità e di eleganza in Chianti.

Pian del Ciampolo 2008  (90% Sangiovese, 5% Canaiolo, 5% Colorino)

Vino meno blasonato della scuderia ma il vero e proprio ‘vin de soif’, una bevuta elegante di violette, mela cotogna, incenso, con di tanto in tanto sbuffi lattici, un sorso pulito quanto delicato nella sua estrema semplicità e aderenza col Sangioveto, ruvido, freschissimo, succoso, ripulente e di piacevolissima Pai.

 

Fattoria Cerreto Libri – Pontassieve (FI)

Vera e propria fattoria operante secondo i principi steineriani nella produzione non solo di vino ma anche di olio e mieli, un legame con la terra che trae origine dal ‘700 con il complesso architettonico originario ancora perfettamente conservato.

Padronale 2006 (60% Sangiovese, 20% Colorino, 20% Canaiolo)

Un classico e nobile toscano, austero, riservato come i profumi che all’inizio sono molto ritrosi a farsi identificare e poi una delicata apertura su sensazioni di cipria, inchiostro, visciole sotto spirito, pepe verde, oleandro, nell’impatto gustativo rispetta tutte le premesse: elegante, sottile, delicato ma di grande complessità.

Chianti Rufina 2003  (90% Sangiovese, 10% Canaiolo)

Tra le zone più vocate del Chianti classico un prodotto frutto di rese bassissime (30q x Ha), un vino di una annata calda che però si presenta per nulla cotto, maturo ma anzi molto sfaccettato, con un tannino polveroso, di buona freschezza (forse vendemmia anticipata) e con quel finale delicatamente ammandorlato a completare il quadro, appena oltre la parabola crescente…

 

Podere Bellosguardo – Pratovecchia (AR)

Un lembo di Toscana sconosciuto ai più agli inizi del ‘900, trasformato in casa colonica per il Buen Retiro estivo dal bisnonno di Luca Miraglia e oggi riscopert
o in maniera sempre più vigorosa con vigne a piede franco e nuovi innesti per avverare il sogno di una vita: ‘fare il vino dei sogni!’

Vino domestico 2010 ( 80% Syrah + vitigni minori: Colorino, Negretto, Passerina, Granaccia)

Prima uscita, in previsione di imbottigliare solo Syrah, un vino giovanissimo, profumato di cantina, di piccoli frutti di bosco e violette di campo, la bocca è snella, nervosa, dal bel tannino contadino e dalla ripulente acidità, un sorso piacevole per quanto giocoso-gioiso e tutto in divenire.

Vin Santo 1989:

Un vino ancestrale dalle calde tonalità aranciate, profumato di iodio, rugine, paglia, datteri, nocciole caramellate, in bocca nell’incontro col palato è un incanto: acido, asciutto e asciugante, salmastro e caldo, un Vin Santo artigiano e senza tempo da gustare rigorosamente da solo con un stornacciolo della Vadichiana ma che non disdegna l’abbinamento con pasticceria secca di territorio…cantuccini fatti in casa da Fosca. 

 

Il vino è vita, la degustazione è divertimento! (C.T.)

   

 

 

 

Cla

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