La parte grassa del COF

Visintini – COF Bianco 2011

 

Quando ho comprato questa bottiglia senza conoscere il produttore nè l’uvaggio l’ho scelta insieme a quella di Sauvignon della stessa azienda, alla ricerca di quella che negli anni novanta era la zona vinicola italiana più vocata per i bianchi, scalzata oggi non solo dalle varietà campane molto in auge e dalle grandi capacità di affinamento nel tempo ma dai sottili e delicati bianchi altoatesini (Kerner, Veltliner) nouvelle vogue, per dirne solo due.

Visentini è un’azienda localizzata nelle colline del Corno di Rossazzo che lavora in vigna in maniera biodinamica anche se è in corso di ottenimento la certificazione biologica (mi appare un ossimoro), la scelta sul COF bianco è stata dettata dalla mia voglia di provare un assemblaggio storico del territorio nel quale poter apprezzare la fusion tra vitigni nobili quanto di grande personalità, penso al Pinot Bianco, Friulano, Picolit e Sauvignon utilizzati in questa bottiglia, oggi che mi oriento per l’80% delle volte su boccie monovitigno, scelta un pò troppo Talebana e non sempre giusta!

Purtroppo alla ‘prova bicchiere’ la delusione è stata cocente, perchè quall’amalgama che desideravo ha rappresentato solo una chimera; il colore nel bicchiere è decisamente paglierino carico, a conferma di uve coltivate a circa 200mslm con una esposizione marcatamente soleggiata tanto da anticipare non raramente la vendemmia per molte varietà di bianco aziendali.

All’olfatto ciò che emerge marchianamente è il Sauvignon, ma non so se sia il vitigno ad impiego maggiore, con tutta la sua carica italica di vegetalità, poi frutta esotica tipo: litchy, papaia e ancora pera matura, avverto anche delle sensazioni burrose e mielate, tutto fa presagire ad un sorso largo, caldo, rotondo, grasso, con una freschezza troppo ammansuita che nel tratto a lungo, diciamo molto vicino a metà bottiglia, fa perdere la bussola finendo in un vicolo cieco senza possibilità di uscita, cosa che si verifica puntualmente.

La chiusura al palato è polputa e con un finale ammandorlato non di grande eleganza, come mio solito ho cercato di ‘non farmene una ragione‘ dando qualche altra chances alla boccia, con sorsi ripetuti il giorno dopo e il giorno dopo ancora, ma il risultato non è cambiato, anzi l’ossigenazione ha ancor più stemperato freschezza e sapidità accentuando le sensazioni mature del tutto, per essere un vino di impostazione naturale benchè esteticamente con tutti i crismi della convenzionalità, è cambiato veramente poco, restando troppo fedele a se stesso e forse (opinione personalissima) con una scelta delle percentuali di assemblaggio dei vitigni  non proprio felice, più che complessità ho scovato solo un sorso monotono.

 

Cla 

 

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