Archetipo di Pinot Bianco

 

Bessererhof – Pinot bianco 2010

 

Ci sono a volte incontri fugaci, improvvisi, inaspettati con bottiglie e soprattutto contenuti di boccie che non rientrano nella tipologie di assaggi a cui vai dietro, come quelle figure femminili che sono distanti anni luce dal tuo stereotipo di donna attraente dalla quale farsi sedurre o soprattutto cercare di sedurre, ma che poi dopo una serata fatta di sguardi e sottili parole, finisci per custodire in te come una emozione nuova per un bel pò di tempo fino a desiderare di riassaporarla nuovamente quella sensazione per verificare se quella magìa è stato il simposio di una serata speciale o un nuovo punto di vista ormai parte di te stesso!

Ecco, questo è il Pinot Bianco per me, un vitigno che non mi attrae, spesso sgraziato, a volte scontroso, altre volte ancora: seduto, arrogante, senza possibilità di sussulti emozionali, e invece Bessererhof interpreta il millesimo 2010 al meglio, condensando in questo sorso tutti i pregi e difetti del vitigno coltivato a sud della Valle d’Isarco.

Paglierino ccon cangianti pennellate dorate, polputo già dalla roteazione del bicchiere per un amante delle verticalità come me, non è un incontro immediatamente prospero di attese, e invece butto il naso nel bicchiere e quella polposità di prugna gialla, mela banana, drupe verdi si fonde con uno spiccato floreale bianco dolce misto a marzapane, all’assaggio non tradisce nè imbonisce, ha un attacco immediatamente orizzontale e grasso, come vista e olfatto avevano prefigurato, ma subito si innalza grazie ad una piacevole freschezza di mandarinetti e una salinità decisamente silicea.

E’ un Pinot caldo, avvolgente, glicerico ma per nulla stancante, anzi più si alternano i bocconi di salamini e casciotta umbra e più il palato richiede un nuovo sorso per completare la sinfonia gustativa e così si finisce che in due, in meno di mezz’ora, la boccia è bella che scolata, lasciando al gusto quel piacevole tocco ammandorlato, secco, asciutto come un bacio appena sfiorato alle labbra di quella fugace apparizione che ormai non vedi più aggirarsi in giro, annebbiato dai fumi dell’alcol

 

Cla.  

 

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