Quei Top Wine senz’anima

Spadafora – Sole dei Padri 2002

 

Quando penso al Syrah mi viene sempre in mente il Cornas Cotes du Rhone di Domaine Clape o il Saint Joseph di Chapoutier come archetipi della tipologia,  in Italia si è elevata Cortona come zona d’elezione per questo vitigno, ma non sempre mi sono strappato i vestiti di dosso nei vari assaggi (Amerighi, Tenimenti D’Alessandro su tutti), e nonostante alcune accettabili interpretazioni targate Trentino (Pravis, Vallarom) la finezza e la complessità dei Shiraz su terreni italici non sfiora neanche lontanamente quelli transalpini.

Scopro addirittura in rete che fino a qualche anno fa la Sicilia era la regione con la maggior estensione di vigneti a Shiraz di tutta Italia, cosicchè dopo l’invasione del Cabernet Sauvignon prima e del Merlot successivamente si è assistito ad una nuova tendenza più o meno duratura senza nessuna logica di tradizione ma solo di marketing.

Qualche giorno fa ho stappato rigorosamente in solitaria, per evitare di essere tacciato dai più fighi amici di bevuta di melanconostalgia con i marmellatosi anni novanta, una boccia di Spadafora Sole dei Padri 2002, Syrah in purezza affinato 12 mesi in barrique e 24 in vetro e coltivato in contrada Virzi, zona Monreale, quindi la parte alta di Palermo.

Il vino è un signor vino ma definirlo un Syrah mi sembra un azzardo, questa bottiglia mi ha dato l’impresisone di una nobil-donna di grandissima finezza ma  fin troppo composta nel suo ruolo, una sorta di fascino svilito dall’assenza di emozione e trasporto.

Il colore è impeccabile a oltre dieci anni dalla vendemmia sfodera un rubino di bella concentrazione tendente al granato, i profumi si svelano disincantati: frutta carnosa, caldo tabacco dolce, muschio, concia delle pelli, prugna secca, cacao amaro, tutto è perfettamente definito, leggibile, diretto, schietto, non ci sono spazi per la fantasia ma soprattutto non c’è spazio per poter sbandierare il vitigno, potrebbe essere una Corvina veneta ben fatta e polputa, come un Merlot Toscano non ostentato.

In bocca ha raggiunto una perfetta fusione di tutte le componenti, non è ancora all’apice della sua vita esprimendo un tannino setoso, un alcolicità assolutamente incorporata nella struttura del vino ma anche una freschezza molto vispa tale da invogliare al riassaggio, al gusto resta una decisa ricchezza e persistenza su note di pepe nero, polpa di prugne nere, cannella, vaniglia e ricordi animali.

E’ un bellissimo vino stile anni 2000, non stancante, non pesante, non scomposto, non marmellatoso (Maroni gli da infatti solo un 86/100!!!) ma assolutamente privo di sussulti, di abbandono delle membra, con quel finale di liquirizia dolce e bacche di ginepro e nessun richiamo a quella vegetalità, eleganza e finezza dei maestosi Syrah della Valle del Rodano…il classico vino fatto col misurino che ovunque porti a cena ti scatta l’applauso da gran intenditore ma che con gli amici eno-strippati ti partono i fischi e gli sberleffi!!!

 

Cla   

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