Per una sete da cavalli…

Opperbacco -Bianca Piperita

 

Una witbier prodotta a Casarino di Notaresco, provincia di Teramo ai piedi del Gran Sasso dal microbirrificio Opperbacco, una birra che definire beverina è veramente riduttivo, lo stile è quello di una Blanchè belga ma con influssi italici di tutto rispetto, che termina ‘assurdamente’ in un attimo, neanche il tempo di prendere due pistacchi tostati dalla credenza e già la bottiglia da 0,750 è bella che finita di tutto piacere.

Una birra da stra-consigliare, un sorso limpido e cristallino sia nelle note olfattive che gustative, una bevuta nel quale senti la pulizie delle acque dei numerosi corsi che scendono da quella parte di Appennino a valle verso l’Adriatico, tra le rocce e la vegetazione del Gran Sasso.

Torbida, opalescente, cosa che oggi più che mai, nel vino come nella birra, provoca in me una grande armonia e una avvincente voglia di annusare il liquido senza storcere il naso e sempre più una grande sintonia d’intenti con quello che andrò a degustare, poi quel colore paglierino con riflessi che volteggiano tra il grigiolino e l’oro, fino a giungere a percepire con l’olfatto delicatissime sensazioni floreali di biancospino, fiore di tiglio, erbaceo di menta piperita, peraltro inserita nella cotta insieme al coriandolo, poi quel fruttato in grado di far svoltare drasticamente i profumi verso l’agrumato acidulo di ribes bianco, pompelmo e ancora note verdi di aghi di pino, tutto espresso in maniera delicatissima e quasi sussurrata ma perfettamente percepibile.

In bocca la bollicina è sottile, fine, più che di tagliente acidità si esprime con una salata rocciosità glaciale, è un sorso dissetante, ripulente, scorrevole, concentra la sua piacevolezza sul delicato floreale avvertito al naso e su quel fresco agrumato misto a note verdi molto pulite e con un finale la cui luppolatura si avverte in maniera magistrale tale da rendere un vaghissimo rintocco tattile di amaro.

Una birra, nella quale nonostante la precisa mano del birraio (Luigi Ricchiuti e Co), non percepisco un tecnicismo spinto ma una godibilità essenziale quanto sostanziale, una birra che fa della sua cristallina pulizia gusto-olfattiva la sua arma di piacevolezza, rispetto a complessità e persistenze costruite quanto fini a se stessa per la tipologia in questione.

Birra da bere prima che inizia il posticipo di Campionato o una qualsiasi cena con gli ‘amici fighetti’ che non allungano lo sguardo oltre il nettare di Bacco, per raccontargli che c’è molto altro oltre a Champagne e Bourgogne e ci sono anche bevute prive di status simple ma di schietta piacevolezza!!! 

 

Cla. 

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