Ci sono serate che vuoi non finissero mai…

        HaandBryggeriet – Juniper Berries

 

Immagina una semifinale di calcio a otto, una partita tiratissima, equilibrata, dove per spirito di squadra giochi in un ruolo che non è il tuo, prima come ala  sinistra, tu che sei un destro naturale, poi  sulla destra a correre come un forsennato per evitare che i fluidificanti diventino pericolosi con passaggi e cross smarcanti per gli attaccanti avversari e contemporaneamente a cercare di aggredire gli spazi per proporre dei passaggi tesi che possano essere finalizzati al meglio dal tuo ariete offensivo.

Immagina che sia una partita a denti stretti, una partita fatta di calci e sofferenza, in cui il possesso di palla è per il 60% nostro e per il resto degli avversari, una partita di calcio di quelle nella quale la palla non vuole per nulla entrare nonostante la pressione sia costante e sempre più irruente, una serata nelle quali le nostre due punte che si alternano in attacco non riescono a buttarla dentro in nessun modo.

E’ in quel momento che temi il peggio e in quei 5 minuti di follia, di passaggio a vuoto, nei quali gli avversari hanno le uniche due occasioni limpide per cambiare le sorti del match, che ti assale la paura di perdere:

triangolo veloce e il loro attaccante che si trova a ‘tu per tu’ col nostro portiere che con uno scatto felino ci fa fare un sospiro di sollievo quando già pensavi di raccogliere la palla in rete;

oppure

ingenuo fallo di mano in area e rigore per loro, speri che quella palla in goal non demoralizzi la tua squadra e invece il tiro perfetto si stampa sul palo e tutto rimane immutato, tutto ancora sullo 0a0!

 

E’ in quel momento che c’è la svolta, la squadra si carica, la difficoltà rende forti e audaci, azione veloce sulla sinistra cross a rientrare e io che vedo quel pallone alto volteggiare in aria come in un cartone animato di Holly e Bengi, è un attimo ma sembra una eternità, un attimo nella quale pensi: ‘io ci provo, voglio rischiare tutto!’ e allora ti allunghi smarcandosi dal centrale difensivo avversario, ti inarchi e con una parabola che solo Leonardo avrebbe potuto disegnare nei tuoi sogni di bambino, calci al volo quel pallone insaccandolo con tanta forza quanta precisione nel posto dove neanche Buffon l’avrebbe potuta prendere, sono quelli gli attimi in cui ti senti padrone del mondo e tutt’uno con esso, quegli attimi che ti danno la carica per lottare ancora, per non tirare mai la gamba, per correre fino all’ultimo respiro insieme ai tuoi compagni di squadra per vincere una partita che solo Gesù Cristo poteva rubarci…

 

Ci sono serate che vuoi non finissero mai come questa birra norvegese di stile Smoked Ale, la Haand Bryggeriet in bottiglia da 0,500, una birra di 6,4° fatta con malti d’orzo cotti a fuoco vivo e aromatizzata con rami di ginepro nella cotta, una birra dal colore mogano, un olfatto delicatissimo: genziana, resina, muschio, felce, cardamomo e quella affumicatura piacevolissima quanto sussurrata, in bocca l’attacco è costante quanto piacevole, una bevuta più salmastra che acidula, che chiude con una luppolatura per nulla aggressiva ma delicatissima di caffè all’anice miscelati insieme.

Una bollicina finissima, una persistenza più che discreta, una birra che invita al riassaggio ma soprattutto ad un nuovo boccone di pollo cotto a legna e aromatizzato al rosmarino e pepe verde, una birra che attacca e difende il palato con quall’amaricante molto fine e una sensazione erbacea che si alterna alla salmastra sensazione di salmone affumicato naturalmente, diventa cattiva, sia nell’affumicatura che nella sensazione amara, solo negli ultimissimi sorsi per finire con quelle stoccate decisive che ti permettono di mettere in cassaforte il risultato e di sperare che vittorie e bevute così non finiscano mai

 

Cla.

 

ps birra bevuta a casa in tarda serata, dopo un 2a0 stupendo!

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