Il Sauvignon che non c’è più…e gli errori da non fare!

Cascina Ebreo – Sinchè 2005 vino bianco da tavola

 

Immagina due brillanti imprenditori svizzeri del settore finanziario e marketing, Romy e Peter, innamorati della Toscana e poi ancor di più delle Langhe che decidono dopo venti anni di lavoro d’ufficio di diventare vignaioli autodidatti, si trasferiscono a Novello a pochi chilometri da Barolo oltre 20 anni fa, dando vita a  Cascina Ebreo ed iniziano a fare vino secondo la loro filosofia naturistica indipendentemente da certificazioni del caso.

Purtroppo il passare del tempo fa sentire la fatica e dal 2010 non producono più vino, ma affittano i loro vigneti di Sauvignon, Barbera e Nebbiolo conservando in cantina ancora un pò di bottiglie ad affinare più qualche annata non recente già imbottigliata.

Prima di stappare il Sinchè 2005 mi sono documentato un pò navigando sul web, di solito faccio il contrario: ‘prima bevo (da solo o in compagnia) e poi mi documento e mi confronto col resto del mondo per non farmi influenzare in primis, ma soprattutto per stabilire, ex post, dei punti fermi sulle bevute fatte’, ormai con la rete tutto è così accessibile!

E quindi: pressatura soffice dei grappoli, passaggio in acciaio del mosto dove riposa 48 ore per l’illimpidimento statico, 28 mesi in barrique, in parte nuove, con i propri lieviti, quindi successiva separazione del vino da quello che resta dei lieviti e riposo per 6 mesi in acciaio,  infine altri 2 anni in vetro prima della commercializzazione, direi non un bianco ma un Super Bianco avveniristico. 

 

Cosa mi aspettavo???

Un vino carico, corposo con i suoi 15 gradi, un vino dorato, boisè e mielato nei profumi molto ritrosi a farsi identificare e tanta paura di conoscere un vino stanco, tutto questo mi ha portato a stapparlo per servirlo al meglio anche ad altri amici un’ora prima della cena, passarlo in decanter e riporlo di nuovo in bottiglia nel frigo, un operazione che, nella mia convinzione, avrebbe dovuto sgranchirlo al meglio, ma che forse è stata superflua, perchè?

Il vino appena aperto e provato è di un colore paglierino con qualche sferzata dorata, prima grandissima sorpresa, poi superata la fase olfattiva burrosa e boisè, sottolineo molto delicata e soffusa, ha trasmesso un piacevolissimo vegetale di mentuccia, eucalipto, mineralità da sale iodato e ribes bianco, un vino di una freschezza inaudita nelle sensazione odorose, in bocca ha bellissima tensione, sapido, fresco, il caldo alcol che esce solo alla distanza ma senza appesantire per nulla il sorso, un assaggio inaspettato, piacevole, elegante, perchè sia a livello olfattivo che gustativo non c’è nulla di marcato o prorompente o addirittura ostentato, rispetto alle attese, ma anzi tutto giocato sul ‘detto non detto‘.

In verità e qui faccio il mea culpa, il vino riprovato dopo circa un’ora e mezza con gli altri amici aveva perso (volatilizzato) tutta la sua piacevolezza olfattiva, diventando molto soffuso, quasi una sorta di ricompattamento temporale dei profumi, al gusto ha conservato tutto al suo posto: grande mineralità, adeguata freschezza da piccoli frutti gialli e una nitida pulizia nella fase retrogustativa, e questo nonostante una maggiore distensione orizzontale nel cavo orale e un minore nerbo rispetto all’apertura.

Di Sauvignon Blanc c’era del vegetale non italico (cioè non quell’empireunmatico e basta, ma un erbaceo fragrante) e un finale delicatamente ammandorlato, mentre c’era un misto tra l’eleganza di un Chenin Blanc della Loira (Domaine Huet) di 4/5 anni o di un Viognier della Valle del Rodano (Chateau Grillet).

Mi piacerebbe riprovarlo al meglio delle sue possibilità (senza preventiva decantazione) e sempre insieme ad altri amici di bevuta e sempre alla cieca…nonostante i suoi 25 euriiii!!!

 

Cla

 

 

 

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