Les Granges e il nobile intruso…le note di degustazione

La batteria dei vini degustati

 

Quando l’amico Luca Miraglia mi ha proposto di lavorare per una serata di degustazione dei vini dell’azienda valdaostana Les Granges non mi sono fatto pregare molto nel predisporre un menù che valorizzasse al meglio questi vini molto territoriali che hanno una nitida espressività ma che necessitano di qualche anno per esprimere al meglio tutte le loro potenzialità gusto-olfattive.

Les Granges è una realtà ‘eroica’ come molte di quel territorio che lavora la vite tra i 500 e i 700 mslm sull’assolata collina di Nus sede di insediamenti rurali già in epoca romana, che utilizza dal 1991 vecchi vigneti familiari abbandonati, lavorati successivamente grazie anche ad nuova cantina entrata a regime nel 2005.

I vini prodotti con vitigni autoctoni sono curati in assenza di disserbo chimico e in maniera molto naturale in vigna quanto in cantina grazie anche a condizioni pedoclimatiche favorevoli, la produzione è tutta lavorata in acciaio tranne il Fumin e il Nus Malvoise Flètri.

 

Nus Malvoise 2011:

Colore bianco carta che richiama delicate macerazioni e bianchi di montagna come si vedono sempre più raramente, profumo intenso  e dirompente di questo Pinot Gris che saltella tra odori esotici (papaia, mango) e floreali (mughetto, narciso), in bocca nonostante abbia una certa nervosità di gioventù, è tipicamente minerale, sapido e di piacevole freschezza, non particolarmente complesso nè persistente ma di delicata bevibilità e in perfetta sintonia con salumi nobili e funghi.

 

Les Cretes Petite Arvine 2011 (l’intruso):

I vini di Costantino Charrere in zona Aymavilles hanno estradato i vini valdaostani in Italia e il Petite Arvine è fedele interprete della filosofia aziendale, un vino paglierino meno intenso del precedente ma di una compiuta eleganza: bosso, erbe mediche, fiori di campo e una chiusura minerale rappresentano lo spettro olfattivo, in bocca ha armonia, corpo e lunghezza nonostante la giovane età, un vino già da godere a pieno!

 

Pinot Noir 2011:

Un vino delicato, sussurrato, che si presenta in punta di piedi col quel suo colore scarico e quei profumi tra il vegetale e i piccoli frutti, un bicchiere elegantemente femminile che però cede qualcosa al palato, non eccede in freschezza come mi aspettavo dal naso e quel suo tannino soffuso lo rendono un vino di non grande corpo e con una chiusura appena ammandorlata, sicuramente troppo acerbo per dare un giudizio definitivo.

Nus 2011:

Vin de Nus in prevalenza e poi Petit Rouge, Premetta, Mayolet e Fumin, un blend inizialmente molto restio a farsi scoprire, naso compatto, grantico, poi un’improvvisa apertura su sensazione di sottobosco, terra bagnata, pietra vulcanica, sesamo nero, frutta pruinosa, in bocca esprime una vispa freschezza, salino, di buon tannino e con un corpo particolarmente vellutato, un vino molto composto e di grande scorrevolezza, un sorso tra i più equilibrati in un blend molto piacevole quanto arcaico.

Fumin 2010:

Un’annata più vecchia rispetto agli altri perchè è l’unico vino che affina 12 mesi, in parte in acciaio e in parte in legno, ma nonostante questo ha un colore rubino-violaceo di intensa concentrazione, colore assolutamente lucente e ammaliante, la stoffa e le sensazioni di un bel vino di montagna, odori di radice di zenzero, liquirizia, bacche di ginepro, rosa canina, al palato si esprime di ottimo corpo, ancora ruvidamente tannico, sapido e con una freschezza appena ammansuita ma che stranamente esce alla distanza con i sorsi successivi, rendendo ottima la chiusura del cerchio, un vino molto tipico.

Cornalin 2011:

E’ stato senz’altro il vino che ha fatto discutere di più nella serata, con quel colore concentrato con decise pennellate purpuree e quelle sensazioni sparate e intense di ortica, cicoria appena tagliata, rapa rossa, la bocca è nervosa quanto ricca, tutta giocata sull’alternarsi di questo vegetale fresco e una espressività di corniola sotto spirito, peonia, fino a profumi più evoluti di ceralacca, una bottiglia succosa, dai richiami sapidi e dal tannino ancora molto in fusione, che tende ad allargarsi nel cavo orale con il tempo…un sorso con ottime prospettive di invecchiamento!

Nus Malvoise Fletri 2009:

Pinot gris appassito in ambienti arieggiati e sottoposto a lenta fermentazione in piccole botti per un vino dolce di delicata eleganza, color rugine e un naso che profuma di mandarino candito, datteri, miele di girasole, vaghi sentori di nobile botrizzazione, richiami alla rosa bianca e al thè verde, nell’impatto gustativo è molto equilibrato di picevolissima freschezza e dal corpo preciso e ben delineato, salmastro, carezzevolmente caldo e prefettamente in sintonia con la pasticceria secca e biscotti al burro…un bel vino dolce d’altura!

 

Cla.    

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