Verticale di Falanghina dei Campi Flegrei Moccia (2003-2011)

Contro-etichetta della Falanghina dei Campi Flegrei di Moccia 

 

Quando in Campania pensi alla Falanghina come vino da monovitigno mi viene in mente quel vino paglierino dai profumi esotici e dalla minerale sapidità e questo sia se penso ai Campi Flegrei o al Sannio o al Vesuvio o per qualsiasi altra Doc o Igt della Campania Felix, naturalmente tanto per generalizzare senza purtroppo essere troppo lontano dalla realtà delle cose, un vino per anni svilito alle logiche commerciali del vino di pronta beva con il quale fare subito cassa.

Da qualche anno alcune aziende lungimiranti stanno cercando di dare nuova dignità al vitigno cercando di privilegiare la territorialità alla facile commerciabilità nel breve termine delle bottiglie prodotte, una di queste è senza dubbio quella di Raffaele Moccia dell’azienda Agnanum che lavora ancora col padre i suoi quasi quattro ettati di vigna salvati allo sviluppo edilizio indiscriminato e non regolamentato della zona degli Astroni su terreni sabbioso-vulcanici di tipo sciolto che hanno bisogno di continua opera di sovescio a zappa per non franare in presenza di pioggie costanti.

Insieme al vigneron Moccia c’è l’istrionico Maurizio De Simone, enologo di rango non solo in Campania che da decenni sta promuovendo nelle aziende in cui collabora una mano rispettosa del territorio e della tradizione ma soprattutto una nuova visione di vino, quella di far emergere il vitigno e la sua espressività naturistica rispetto ad una standardizzazione senza prospettive in un mercato sempre più competitivo. 

 

Le mie impressioni sulle Falanghine dei Campi Flegrei degustate.

 

2011:

Annata particolarmente piovosa e vino che ha ancora note floreale e fruttate da fermentazione ma anche profumi sulfurei e di erbe fresche, bocca ruvida ma con corpo appena magro, spiccata sapidità e freschezza misurata…da rivedere!

2010:

Annata anch’essa piovosa ma più bilanciata, vendemmia anticipata ma sensazioni olfattive molto complesse, appena opaco con odori di cipria, iris, pompelmo, addirittura dei piacevolissimi aromi di moscato (???), in bocca conserva un corpo esile  e non particolarmente verticale ma di piacevole equilibrio grazie ad una sapidità decisa, una freschezza agrumata e una buona ruvidità…da conservare un altro anno in cantina!

2009:

Annata siccitosa e sbalzi termici notte-giorno non particolarmente ampi, e lo si nota nell’approccio olfattivo nel quale emergono note di erbe officinali, pietra focaia, un vago fumè, tutto poco intenso e inizialmente anche ridotto; al palato è tutt’altro, colpisce per verticalità, corposità ben delineata rispetto alle due annate più giovani, un vino cristallino nella sua pulizia degustativa dove tutte le componenti sono al posto giusto…vorrei degustarne un’altra bottiglia per capire meglio il naso!

2008:

Annata strana ma equilibrata, colore cristallino, profumi ancora molto giovanili di ginestra, glicine e prugna gialla con sensazioni iodate, in bocca è alquanto scomposto con spiccate note salmastre e minerali, una freschezza un pò in sordina e una persistenza decisamente corta…un pò stanco!

2007:

Primavera piovosa ed estate siccitosa, notevoli escursioni termiche giorno-notte e si vede subito: naso molto naturale, espressività boisè, frutta gialla croccante, fiori di campo essicati, in bocca è sassoso, ghiaioso, minerale, di acidità da mela golden e addirittura richiami a Riesling della Mosella, unico neo se lo voglio trovare, è poco persistente…bella espressività del vitigno a 5 anni dalla vendemmia!

2006:

Annata non particolarmente felice, poche pioggie in primavera e troppe in estate, ma vino che ritengo di livello eccellente, elegante, complesso, di pulizia olfattiva da bianco altoatesino, con espressività vulcanica, perfettamente verticale al palato, ricco, lungo, ripulente, un Meursault nel suo perfetto stato evolutivo in terra flegrea…da tenerne in cantina almeno 4 boccie per berlo nei prossimi 2 anni, qui il manico enologico (De Simone) è stato eccezionale senza stravolgere il prodotto finale con forzature marchiane!

2005:

Ottima primavera e lunga estate calda, paglierino con riflessi dorati, profumi di profonda complessità: naturistico, lattico, boisè e salmastro, entrata al palato mielato ma con una sferzante acidità di ananas, nel cavo orale è ruvido, salino, di ottimo corpo, lunga persistenza su frutta matura e erbe secche, piacevolissimo…sorso di grande godimento!

2004:

Annata Top anche nei campi Flegrei e il vino parla chiaro: naso mentolato, sulfureo, minerale, poi erbe fresche (nepitella, erba cipollina), in bocca è essenziale, ripulente, asciutto, immediato non particolarmente complesso nè persistente ma una Falanghina di 8 anni a dir poco integra e viva senza nessuna ossidazione o crollo gusto-olfattivo…sublime!

2003:

Annata bollente e vino molto evoluto con accenni ossidativi e sensazioni polverose e zolfate, ma anche di frutta succosa, nessun incedere mielato o di frutta secca, al palato ha completamente arrotondato i suoi spigoli conservando un bel corpo, direi di una certa ma
sticabilità benchè ritengo all’inizio della curva verso la sua fase calante…vino esperenziale che con quella annata torrida non mi sarei mai aspettato di bere in queste condizioni.

 

Esperienza non solo suggestiva ma grazie alla quale posso affermare che su terreni vulcanici il vitigno allevato in maniera rigorosa può offrire un prodotto che fino ai 6/7 anni dalla vendemmia, in annate regolari, può esprimere una grande emozionalità e tipicità, ma soprattutto una piacevolezza gusto-olfattiva di gran lunga superiore rispetto alla semplice e immediata bevibilità dell’annata in corso, spesso un pò banale e standardizzata per non dire esotica e basta!

 

Evento organizzato con verace ospitalità presso L’Abraxas di Nando Salemme e con l’organizzazione di Luciano Pignataro, Rosario Mattera e Marina Alaimo.

 

Cla.    

 

 

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