Garganega sui lieviti e altro…

 Filippi  – Soave Vigna del Brà 2009

 

Se si è alla ricerca di un vino roccioso ma che allo stesso tempo non si mostri puramente verticale e tagliente da segare le gengive, questa Garganenga può essere la bottiglia giusta per soddisfare il proprio desiderio.

Realtà produttiva quella di Filippi in Castelcerino in piena zona di Soave in un microclima incontaminato per la ricchezza di verde e di terreni calcareo-vulcanici ricchi di pietra basaltica e lo si sente tutto nel risultato finale in bottiglia.

Questa Garganega sosta circa venti mesi sulle proprie fecce fini ma si presenta nel bicchiere di un luminoso paglierino con cangianti riflessi dorati, il primo naso racconta di fiori dolci, glicine, iris, fiori d’arancio, poi una esplosione di mineralità sassosa e pungente, l’entrata nel cavo orale è larga con una repentina distensione e un chiaro attacco agrumato di mandarino e salmastro ai lati della lingua, poi dopo la deglutizione ritornano quelle rotonde sensazioni di dolci fiori di campo, un sorso divertente perchè alterna queste verticalità acido-minerali a gagliarde orinzontalità.

Ha un bel corpo consistente ma per nulla grasso e una piacevole PAI, provato su un risotto bianco con verza e guanciale non ha dato il meglio di sè, come se le sensazioni dolci del piatto andassero a sminuire le verticalità del sorso e accentuare invece troppo la florealità dolce, al contrario con una ventricina molisana e un pecorino abruzzese di media stagionatura (8 mesi) si è esaltanto chiudendo con delle nuances vegetali molto piacevoli.

Un vino che esce dall’azienda non prima di due anni dalla vendemmia e con una materia prima che proviene da vigne piantate mediamente negli anni sessanta quindi una Garganenga importante da non meno di 11 euro in enoteca, ma che li merita tutti!

 

Cla.  

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