Il mio grosso, grasso Sogno di Rivolta…

Fattoria La Rivolta – Sogno di Rivolta 2008

 

Blend di vitigni bianchi che oltre all’Irpinia anche nel Sannio, ai piedi del Taburno e fino alle acque del fiume Calore, hanno un bel territorio di elezione in grado di conferire ai vitigni Falanghina, Greco e Fiano una bella stoffa da vendere nel tempo e non solo nello scatto a breve.

Ma che succede se si costruisce un quadro nel quale l’opulenza e il barocco tendono ad esprimere un vino tutto orientato alla potenza e molto meno alla finezza???

E’ l’impressione che ho ricevuto in questa bottiglia targata 2008, della rinomata, benchè giovane Fattoria La Rivolta del bravo e simpatico Paolo Cotroneo, sono stato invogliato all’acquisto dal poter consumare a strettissimo giro un bel bianco campano con quattro anni sulle spalle ad un buon prezzo di mercato (solo 9 euro in enoteca rispetto ai consueti 12), pronto per essere stappato in tavola per qualche preparazione culinaria di media complessità, l’unica cosa che ricordavo di questo blend (50% Falanghina + 25% Fiano + 25% Greco) è un parziale e limitato passaggio in barrique (4/6 mesi), cosa che raramente cerco in un bianco italico, ma che mi incuriosisce valutare come relazioni causa-effetto.

Appena versato non si nasconde nel suo colore giallo dorato, liquido molto consistente sulle pareti del calice, sensazioni olfattive di miele di tiglio, fieno, paglia secca, pesca gialla, fico bianco molto maturo e lunghissima nota affumicata, tipo salmone sottovuoto, il mio indotto movimento del bicchiere tende ad allargare i profumi, distendendoli ma accentuando le note di affinamento in legno che nonostante l’età della bottiglia non sono ancora in perfetta fusione con fiori (margherite essiccate) e frutto.

All’attacco del palato è un sorso: caldo, morbido, opulento, di piacevole sapidità e discreta freschezza e apparentente ha una bevuta molto equilibrata, ma nel medio tratto tende a far prevalere la sua grassezza glicerica, pesante, stancante, masticabile, da Chardonnay di Meursault giovane o di Pouilly-Fuissé legnoso, una bottiglia che nonostante tutti i presupposti per essere un grande bianco di punta aziendale sconta, a mio parere, ancora una mano troppo pesante per il clima e i vitigni della zona o azzardo per l’annata che ha conferito troppa ricchezza e, in proporzione, troppa poca verticalità al sorso non riuscendo anche in un abbinamento ardimentoso quanto stimolanante a esprimersi con una buona performance.

Parlo di una vellutata di piselli, piccoli porcini scottati in foglie di limone, aglio ed extravergine e calametti grigliati cotti nel proprio inchiosto, aromatizzati con nepitella fresca e sale grosso integrale siciliano, preparazione più difficile a dirsi che a farsi!!!

Vino troppo rotondo, che tende ad annoiare, ha leggermente migliorato il suo registro gustativo 24 ore dopo, ma non si può attendere un giorno per vedere piccolissimi barlumi di luce!

 

 

Cla

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