Devo bere più vini campani…

Greco di Tufo 2010 – Struzziero & Campania IGT Rosato 2010 Monte di Grazia

 

Ottobre tempo di guide e di calici premiati e osannati, ma chi se nè frega, tempo soprattutto di continuare a bere vini che più che status simbol siano sorsi genuini, scorrevoli che raccontino di bevibilità e piacevolezza in primo luogo ma che parlino del territorio di riferimento e di chi c’è dietro la bottiglia indipendentemente dalle luci della ribalta.

Struzziero è una realtà storica del comprensorio Irpino, ho bevuto svariati Taurasi aziendali e non necessariamente il Cru CampoCeraso o Villa Fosca e tutti con notevole soddisfazione soprattutto con qualche anno in più, mi è capitata invece tra le mani questa boccia di Greco di Tufo, un cosiddetto vino base da 12,5° in etichetta del 2010 e ho provato un sussulto.

Non capita frequentemente di versare nel bicchiere il vino e di essere subito preso, è un vino paglierino scarico solo con qualche riflesso dorato dal naso profumatissimo di gesso, ricco di mineralità, sensazioni agrumate e sulfuree, non c’è frutta esotica nè frutta gialla matura ma una bella tela con disegnati fiori bianchi freschi, il sorso è stato un crescendo: bevibilità, freschezza, sapidità e pulizia gustativa sono stati il preludio di una bottiglia finita in un attimo insieme all’amico Sergio, giusto il tempo di parlare di tradizione e modernismo nelle tecniche produttive. La mia curiosità ora è provare i Fiano di Avellino prodotti dall’azienda e i cru di Greco di Tufo, perchè non è necessario partecipare ad ogni manifestazione di settore o essere sulle guide per fare buoni vini specie se il mercato domestico non è quello di riferimento ma lo è quello oltre confine.

Elemento in comune col vino precedente del Rosato 2010 del dott. Arpino di Monte di Grazia è quello di preoccuparsi poco delle guide di settore, tanto la produzione è talmente piccola che il vino lo si finisce in poco tempo dall’imbottigliamento, puntare al mercato estero (America e Giappone in prevalenza) e fare vini che finiscono in un attimo.

Di questa bottiglia di cui mi sta per terminare troppo presto la scorta, nè ho parlato già qui e qui, ma merita un piccolissimo accenno: più passa il tempo più il suo rosato a base di Tintore, ma anche un saldo di Moscio e Piedirosso promiscui non dichiarati, ringiovanisce, restando sottile, tagliente, dissetante e distanziandosi da molti rosati regionali troppo alcolici o troppo sgraziatamente fruttati e poco longevi.

Anche questa bottiglia è terminata troppo presto nonostante rispetto al Greco di Struzziero si mostri non poco spiazzante ‘ai più’ per quella nota totalizzante di pompelmo rosa e nepitella mista a sensazioni vulcaniche e terrose, un piacere per me che l’ho vista cambiare tante volte nel corso di questo anno e mezzo e sempre in meglio!

 

Cla

 

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