Chiaro-scuri di un Cirò classico superiore

Sergio Arcuri – Cirò classico superiore Aris 2009

 

Primo imbottigliamento di questo Gaglioppo in purezza da parte della famiglia Arcuri dopo un bel pò di tempo e 3 generazioni di vino prodotto e venduto per lo più sfuso, come in uso spesso in molte aree del Sud Italia.

Il vitigno calabrese ha un fascino nordico ma spesso è maltrattato da vinificazioni che rendono dozzinale la sua espressività, i fratelli Arcuri, supportati dall’esperienza agricola del padre, hanno intrapreso la strada della valorizzazione di vigne vecchie acquistate da poco (ma impiantate nel 1945 e nel 1980) e trattate in biologico, l’assaggio mi ha a tratti esaltato, entusiasmato per quella mano leggera che ha consentito al vino di esprimersi per tutta la sua terrigna veracità nonostante si tratti di un rosso costiero, ma anche lasciato parzialmente interdetto per un cerchio che ritengo personalmente ancora non chiuso in termini di equilibrio, eleganza e finezza.

Nella mia esperienza con la boccia in questione l’assaggio del secondo giorno ad una temperatura appena più bassa (16°) è stato meglio rispetto a quello dello stappo, come se il vino si fosse ricomposto ed espresso in termini più distesi.

Nel calice il colore granato dalla tipica colorazione scarica e trasparente come si addice ad un Gaglioppo di tradizione è il biglietto da visita, espressività olfattiva molto chiusa, ritrosa a farsi delineare, poi effluvi caldi e pungenti di corteccia, chiodi di garofano, paprika, curcuma, tabacco, netti odori ematici e poi un frutto (prugna e amarena) maturo riscaldato al sole.

Entra nel cavo orale in maniera sottilissima, appena una gracchiante bollicina che merita qualche minuto per scomparire e poi quel tannino maligno, un tannino dalle mille sfoglie, dalla sensazione quasi tattile, le bordate alcoliche tendono un pò a penalizzare nel tratto a lungo la scorrevolezza, nonostante sia di grande fascino quella salmastra sensazione di vento umido di mare e quell’acidità contadina.

La persistenza gratifica la bevuta ad ogni sorso di più, ma ciò che esalta il gusto è l’abbinamento con un pecorino di Carmasciano e un lardo di Nero casertano o anche una bruschetta integrale ai peperoni grigliati, lo immagino meno con un primo di terra, inoltre in questa sua fase evolutiva, ancora in assestamento, lo apprezzerei in una serata cervellotica con amici di bevuta con cacio e salame più che ad una cena ‘I Love You’.

Buona la prima, ma manca ancora qualcosa per gridare al ‘fenomeno’, anche se a 10,50 euro via web, poco meno in cantina, penso si possa affermare senza paura di smentite che dopo A’Vita (di Laura e Francesco de Franco) si sta facendo avanti un’altra bella realtà di territorio.

 

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