Degustazione al buio: note personali

La batteria degustata…ormai scoperta

 

La degustazione anarchica ormai diventata un incontro istituzionalizzato tra intrippati eno-gastronomici, con ogni commensale che porta la sua boccia coperta e un adeguato companatico,  non ammette mezze misure dovendo giudicare un sorso quasi a bruciapelo con un confronto di massimo 15 minuti a bicchiere, salvo eccezioni.

E’ una di quelle serate nella quali scappano sonore bocciature e incredibili sorprese e nella quale non emergie il vino o i vini più premiati o più blasonati, ma quelli che veramente emozionano senza condizionamenti.

Col mio personale flash back mi piace stuzzicare chi ha provato queste bottiglie a dire la sua, non solo e necessariamente chi c’era!

 

Menti Garganega sui lieviti 2011:

Bottiglia da brindisi iniziale, quindi rigorosamente scoperta, non la classica rifermentazione in boccia con tanto sale e poco altro, qui c’è anche sostanza, corpo e freschezza forse per l’impiego di un pò di Recioto per la rifermentazione, ma anche delicati profumi di fiori bianchi.

Penso che tra 6 mesi, anzi un anno, sarà ancora più godereccia!!!

 

Antica Cantina MigliaccioBiancolella di Ponza 2011

Paglierino dai riflessi verdognoli, zaffate sulfuree e maledettamente salmastre e in parte fumè, poi fiori di cappero, sorprende perchè nonostante un alcolicità misurata (12,5°) si esprime al palato in maniera ancora squilibrata, del tipo: ‘ botta alcolica e poca struttura con un gusto marino-floreale e  poco altro’…in progress!

 

La SibillaCruna del Lago 2010:

la Falanghina dei Campi Flegrei che non ti aspetti, ha bisogno di qualche attimo per esprimersi, e poi: glicine, idrocarburi, zolfo, al gusto pecca leggermente in eleganza per un ammandorlato appena sgraziato ma è un sorso molto appagante ed espressivo del vitigno, azienda che ha fatto passi da gigante negli ultimi 10 anni con questo cru.

 

Domaine HuetVouvray Le Mont 2006:

Vino tridimensinale protrebbe dire qualcuno, in 15 minuti cambia 3/4 volte, paglierino caldo e luminosissimo, malvaggiamente minerale, roccioso, pietroso, ma anche suadente di zagara e anice, al palato di lunga sapidità gessosa e bella freschezza ma per nulla un vino solo verticale, anzi si allarga in bocca che è una bellezza: TOP PLAYER

 

Bio VioRiviera Ligure di Ponente Ma Renè Pigato 2011

Paglierino carico, quasi da vino del sud, salinità sparata, erbe mediterranee al caldo del sole, polpa di prugna gialla, al gusto è morbido più che tagliente, salato e caldo al tempo stesso da buon ligure costiero, richiama molto spezie e fiori con quel finale ammandorlato più che frutta fresca, ma decisamente troppo seduto per un giovanissimo 2011…

 

Pascal CotatSancerre Le Grande Cote 2010

Serata da vini per nulla fruttati, anzi altro vino dove pietra pomice, sassi bagnati dal mare e le sensazioni di pietra focaia la fanno da padrone, all’assaggio dona ciò che ha detto al naso: mineralità, piccoli accenni vegetali e una botta alcolica che non ti aspetti che ricurva un pò il sorso su se stesso in presenza di una acidità non molto affilata. Amo questo produttore e non avrei mai detto Sauvignon ma neanche Sancerre, ma si sa Cotat è un pò fuori schema, vini larghi e dalla vista lunga, magari col tempo il vino potrebbe ringiovanire, oggi non ci scommeterei, non mi appaga!

 

Ciro PiacarielloBrut contadino (Fiano di Avellino)

Altro vino allo scoperto per staccare e poi passare a qualche rosso. Un gioco che il conosciuto Ciro Picariello ha voluto fare con il suo Fiano, una rifermentazione in bottiglia con a carico del consumatore la sboccatura…vino floreale e beverino dopo ‘lo stappo al contrario’ del tappo a corona: ‘più un gioco, una trovata commerciale che una esprerienza!’ Ma giocando si impara e il futuro che riserverà?

 

Fattoria Romeo del CastelloEtna Rosso Vigo 2008

Ribino scarico da vero vino di montagna, vigne vecchie che si sentono tutte al naso: grafite, polvere da sparo, liquirizia, marasca e tanta profondità, in bocca è meno fresco di quanto ci si aspetti ma molto materico un sorso che a 16° raggiungerebbe maggiore espressività perchè oltre i 18° tende ad essere troppo caldo  e scomposto, nonostante un tannino di pregevole fattura.

 

Contrada SalandraPiedirosso dei Campi Flegrei 2009

Rubino virante al granato, con decise trasparenze e dal naso cupo, ritroso, chiuso per lungo tempo: accenni di cenere, zolfo, radice e leggerissime sensazioni fruttate, al palato rispecchia quando sussurrato al naso, un Piedirosso nella sua versione più pura e tipica del vitigno allignato in quella zona vulcanica che sono i Cam
pi Flegrei, nessuna smanceria o piacioneria, un sorso che fresco di cantina e con un pò di tempo in più può raccontarci della nobiltà mai avuta e del gusto genuino della terra…

 

Agnanum di Raffaele MocciaVigna delle Volpi Piedirosso dei Campi Flegrei 2010

Registro completamente differente per questo altro Piedirosso, stesso vitigno ma altre sensazioni: colore concentrato, cupo, impenetrabile avvicini il naso e il bicchiere ti parla di una realtà originalissima: menta, pietra vulcanica, gardenia, marasca in confettura, tanta cupezza sulfurea, in bocca è un esplosione di sapori: frutta, fiori disidratati, radice di zenzero, carbone vegetale ma soprattutto una assaggio succoso, dal tannino artigiano, vibrante, minerale e di lunga persistenza, un Piedirosso sui generis ma che avrò sempre in cantina!!!

 

Stefano Amerighi  – Cortona Syrah 2008

Vino sicuramente che è uscito con le ossa rotte nella serata, non è un vino da provare a bruciapelo, è un biodinamico che ha bisogno del suo tempo per svelarsi, ma provato allo scoperto anche in precedenza non mi ha mai personalmente entusiasmato: troppo cicciuto o troppo alcolico come in questo caso e il classico bicchiere da serata più che godereccia, finto-intellettualoide, con tanto tempo per parlare a vanvera davanti a sè e alla boccia in questione!

Colore concentrato pochissimi profumi per lo più restii a farsi scoprire e poi un bocca larga più che verticale con una certa stanchezza nonostante sia un vino assolutamente giovane…da riconsiderare!

 

Gianfranco FinoPrimitivo di Manduria Es 2010

Rubino concentrato, impenetrabile, sensazioni austere ma anche dai profumi ricchi di frutta matura, delicate note di melata di bosco e spezie da affinamento in legno ancora in fusione, in bocca si avverte che è un vino importante dal tannino elegante ma di scarso nerbo acido e fin troppo maturo per gli anni sul groppone, ma per il mio parere, ex post, più sottile di quanto mi aspettassi.

Sorso sicuramente penalizzato dall’essere l’ultimo di una lunga batteria e soprattutto non giudicato da tutti come il miglior Vino d’Italia così come eletto dalle guide di settore, anche per un prezzo fin troppo importante (giustificato dalla maniacalità in vigna).

Ci sono i segni di una nobilitazione del Primitivo di Manduria ma ancora con un occhio troppo orientato al mercato, manca quella complessità e profondità che forse solo tra 3/4 anni potrà ricevere dall’affinamento in vetro benchè non vedo oggi sapidità e acidità puntuali che io prediligo in un vino che può durare 15 anni…

 

E’ chest’è (e questo è quanto)’

 

Cla.

 

 

 

 

 

   

 

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