Un Fiano di Avellino Picariello che mette d’accordo tutti…

Fiano di Avellino 2006 – Ciro Picariello

 

E’ difficile scrivere di una boccia di Fiano di Avellino di Ciro Picariello quando il 99% dei miei amici di bevuta e un gran numero di ‘conoscenti di bicchiere roteante’ considera Picariello e la sua principale creatura, un produttore di nicchia (soprattutto per i numeri commercializzati) da innalzare all’Olimpo dei grandi Vigneron non solo della Campania Felix.

Le aspettative su questo millesimo erano elevatissime e naturalmente non mi sono sottratto dallo scrivere questo post che per molti appassionati bevitori e costanti consumatori del Fiano di Ciro potrebbe essere una ripetizione di quanto detto da altri o già dato per scontato, ma è giusto che anche io conservi nel mio personale block-notes un segno di questo sorso fatto tutto d’un fiat(N)o…

 

Venerdì sera, chiusa una ricca settimana di lavoro settembrina e senza la voglia di evadere per un altro week end in costiera amalfitana, mi sono gratificato con una freschissima frittura di alici piccole e calamari e non ci ho pensato tanto a stappare questo celebrato millesimo a 6 anni dalla vendemmia.

Colore giallo paglierino carico, nessuna pesantezza cromatica su colori dorati, grande lucentezza e luminosità, la temperatura è 12 gradi ma con i rabocchi successivi del calice ho raggiunto i 14° valorizzando al meglio il bouquet di frutta gialla succosa e di erbe montane (timo, santoreggia, mentuccia), poi una scia bellissima di mineralità sassosa, un naso preciso di nocciola fresca e mandorle pelate di una fragrante eleganza che vira dolcissimamente su note di tipica affumicatura da vitigno e non da legno di affinamento.

Al palato entra largo, salato, di succulente acidità da mela annurca, persistente su piacevoli erbe e fiori bianchi per chiudere insindacabilmente ammandorlato ma non di quella sensazione che ti lascia il cavo orale amaro ma che ti pulisce il palato invitandoti ad un nuovo boccone di croccante pesce azzurro e calamari saporiti di sale e pepe nero e che ti spinge al sorso complusivo…

E’ proprio questa compulsività che ti fa terminare la boccia in un attimo, senza che i 13,5° di alcol diano scossoni non desiderati, un difetto se lo si vuole trovare??? La persistenza non è lunghissima da maratoneta, ‘ma proprio ad essere pignoli!!!’

Se questo è un bianco campano di 6 anni tanto di capello: Chenin Blanc sec della Loira, Meursault, Chablis, Riesling Trocken della Mosella sono avvertiti, sto parlando di un mostro di longevità che il tempo gli ha donato e gli donerà complessità e poliedricità, non l’avrò scoperto io nè ho la primogenitura commerciale delle sue bottiglie ma che Dio c’è nè riservi sempre qualche bottiglia datata per noi eno-fighetti dell’ultima ora

 

 

Cla.

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