Veloci preparazioni light

Pomodorini tramontini con fagiolini al vapore e alice sott’olio di Cetara

 

Se solo avessi la possibilità di avere un orto, l’ho letto, lo giuro, in molte metropoli è ormai la nuova tendenza ‘radical chic’ già da un pò, precisamente post elezione di Obama negli States e da allora, dopo l’esempio di Michelle alla Casa Bianca, sono fioccati i giardini pensili, che da moda puramente estetica si stanno trasformando, in periodi di crisi e di ritorno al valore della terra, in piccole miniere di materie prime pronte per l’uso.

Certo non mi vedo ha realizzare un orticello nel balcone di casa 2 metri per 4, ma soprattutto non mi vedo a rientrare dall’ufficio e a occuparmi di levare le erbacce, seminare, annaffiare e creare i giusti innesti o gli adeguati supporti alle piantine di Pachino o di San Marzano.

Ma come si dice: sognare fa bene alla vita e immaginare di avere le comodità della città (quali? Smog, traffico e stress!) e i vantaggi di un piccolissomo pezzo di terra da coltivare quotidianamente prima uscire per andare a lavoro o di sedersi per cena, può avere un positivo effetto per lo spirito.

Allora, vagheggio ad occhi aperti, questa sera per mantenermi leggero prendo 10 pomodorini belli sodi di quelli tondi, li lavo e li divido in due e li decoro con dei sottili fagiolini cotti a vapore in acqua salata e limone e completo il tutto con una alice spinata conservata in olio extravergine di provenienza Cetara, infine un pizzico di origano essiccato e pepe nero.

Ecco, la mia sete da fine giornata è più che sedata: sali minerali, vitamine e tutto il sapore della semplicità, magari per aprire una qualsiasi cenetta estiva in terrazzo, ma anche fuori al balcone senza orto…  

 

 

Spigola arrostita su pietra ollare con pinzimonio di nepitella selvatica 

 

Questi pomodorini sodi e saporiti, insieme ai delicatissimi fagiolini e alla sapida alice non hanno fatto altro che aprirmi lo stomaco e allora la pietra ollare già messa sul fuoco da una decina di minuti reclama la vittima sacrificale da far ardere, è una spigola di 800g, allevamento greco in mare aperto, sempre 20 euro ci son voluti mica 2 lire, ma nonostante tutti i (miei) pregiudizi del caso il risultato è stato adeguato alle aspettative.

Dopo 20 minuti di cottura la Regina del Mediterraneo è stata diliscata e portata al tavolo sulla stessa pietra di cottura in modo che rimanesse calda per tutto il pasto, peraltro mangiarla a piccoli bocconi prelevata direttamente dal mattone ollare per farla riposare solo qualche istante nel piatto di portata è stata una goduria,  se ci aggiungiamo che il pinzimonio l’ho fatto con olio extravergine, aglio, peperoncino, sale grosso e nepitella strappata ai muretti a secco fuori casa (di vacanze!) a Tramonti, poco prima di servire la spigola al tavolo, allora penso che il cerchio si sia chiuso a dovere.

 

Il vino?

Basaricò 2011 di Adriano Marco e Vittorio, un Sauvignon Blanc delle Langhe…avrei potuto far meglio, ma merita un appello tra qualche mesetto, a nessuno si può negarlo!!!

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