Anarchica Light: buoni ma senza brivido…

Nella girandola di bottiglie stappate al buoi in una piacevole degustazione anarchica di fine estate è giusto non fare sempre il buonista o come dice qualche amico con qualche anno in più sul groppone, il democristiano anni ’80, e allora ecco la mia personale classifica delle 3 bottiglie che in serata sono state accolte in maniera calda dal resto della ciurma al tavolo ma che a me, a parte una correttezza espressiva, non mi hanno lasciato un ricordo indelebile da tramandare ai posteri.

 

Bouchard Père e fils -Bourgogne Aligotè 2010

 

Secondo vitigno a bacca bianca della Bourgogne dopo il famoso Chardonnay, prodotto da Bouchard  che è un colosso  produttivo di costante qualità da moltissime generazioni (depuis 1731), un vino assolutamente fedele al territorio (nord di Beaune e sud di Djion) di produzione e cristallino nella sua espressività: paglierino scarico, luminosissimo, dai profumi vegelati ed erbacei in primis poi decisamente minerale, roccioso, calcareo, gessoso, sembra un vino carsico o del Collio ma in bocca entra esile quanto non mai, di mineralità sparata e da asprezza di pompelmo, ma non mostra nè complessità nè decise persistenze.

In un gioco delle parti col passare dei minuti si ritrae su se stesso al naso come una tartaruga nel suo guscio e all’opposto si dischiude ‘appena’ su aciduli frutti bianchi al palato…troppo poco, vino da sete, da aperitivo senza tentennamenti, molto meno da pasto!

 

Yves Ruffin – Premier Cru Brut

 

Piccolo produttore della Avernay Val d’Or, piccola vigna (3 ha) curata in Bio da quando il biologico non era una moda ma un credo, prima di tutto nessun riferimento, come da normalità in Champagne, per la data di sboccatura, ma sicuramente non inferiore a 2010.

Nel bicchiere il piacevole colore paglierino con riflessi dorati di decisa cristallinità non è seguito da una bollicina nè numerosa nè persistente, si esprime al naso per nulla tostato o dal profumo di pane e lievito, ma anzi ha una bella timbrica da frutti rossi, agrumi (arancia rossa e cedro) e un floreale dolce di peonia.

In bocca nonostante si tratti di un blend 50% chardonnay e 50% pinot noir, emerge proprio quest’ultimo con quella rugosa nota di prugna matura e vegetale più che esotico.

Cosa non mi ha convinto? E’ poco complesso e resta fermo sulle sue posizioni dall’inizio alla fine e poi il residuo zuccherino, sfuggito ai più, lo rende troppo morbidoso, tondo e ‘troppo-poco’ tagliente nonostante non manchi nè l’acidità nè la sapidità, come dire: è veramente sgraziata quella chiusura ammiccante e non proprio elegante…

 

Valter Sirk – Chardonnay 2007

 

Virata verticale verso il Collio Goriziano (Slovenia), Chardonnay datato e da decisa surmaturazione ma non da macerazioni sulle bucce, colore dorato deciso, naso polposo, grasso e dalle nette sensazioni fruttate, vegetale di salvia essiccata, speziato di pepe bianco e noce moscata, nota prorompente balsamica e mentolata, infine chiusura decisamente nocciolata e di frutta secca, le impressioni olfattive vaste e complesse sono il preludio di un vino di una certa importanza al gusto, infatti l’impatto è caldo-morbido, molto vellutato e rotondo, riesce appena a bilanciare questo orientamento su note morbide una salatissima sensazione di frutti di mare e iodio, nel complesso il sorso benchè non stanco nè domo è assolutamente pesante e stucchevole anche pensando ad abbinamenti di una certa complessità e fantasia…almeno per il mio palato!

 

Cla.

Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.