Anarchica Light: l’eleganza…

E’ stato il saluto di inizio ferie e finalmente dopo tanto provare nelle scorse settimane, Fosca è riuscita a trovare la chiusura del cerchio, con questa anarchica light da zona Cesarini: 8 bottiglie al coperto, 8 bocconi di piacere e 9 irriducibili beoni estivi.

Nella serata passata con la proverbiale leggerezza e goliardia del caso, con Rino e Gene (Il Gatto & la Volpe) sugli scudi come sempre, sono emersi prototipi di eleganza indiscutibile e cristallina, a mio avviso, con una stranezza: in una serata decisamente caldo-umida, queste sensazioni sono emerse da  3 rossi e non da bollicine, nè dai bianchi degustati alla giusta temperatura di servizio.

 

 

Tenuta Terre Nere – Calderara Sottana 2005

Azienda con poco più di 10 anni, ma vigne vecchissime, in parte pre-fillossera, per la produzione di questo cru sul versante nord dell’Etna, già nè avevo parlato qui del cru Guardiola, in questa serata invece mi ha stupito la moderna raffinatezza di questo Nerello Mascalese, un vino rubino che ha bellissime pennellate granate, scarico e trasparente come merita, si esprime inizialmente in riduzione con sensazioni marcatamente sulfuree ma ben presto con l’ossigenazione apre il ventaglio di sentori: ceralacca (tipico), prugna matura, pepe nero, macis, cenere, carbone, tabacco da Toscano Originale.

In bocca è sottilissimo, da sensazioni di lapilli sciolti, scorrevole, dissetante, ripulente grazie ad una bellissima freschezza, ha un tannino fine e diretto, una salinità vulcanica molto decisa che si ripropone al gusto, è ancora dopo 7 anni dalla vendemmia molto spinto sulle componenti dure fino a quando non vien fuori dal terzo sorso la sua avvolgente alcolicità da caldo siciliano etneo, un’alcolicità in perfetta fusion, un alcolicità fredda…

 

 

Feudo Montori – Vrucara 2003

Oggi non esiste azienda in Italia che non imbottiglia un proprio cru, in stile francese, dalle vigne meglio esposte e con le caratteristiche migliori, Feudo Montori, in zona Cammarata (Agrigento) fa questa selezione di Nero d’Avola dal 1925 dopo numerose prove di micro-vinificazioni e con vigne gradualmente reimpiantate che oggi hanno oltre quarant’anni.

Tutta la poesia del mondo, ma se poi nel bicchiere non emerge tutto questo stiamo parlando del nulla, ma dico che non è questo il caso, anzi: bicchiere rubino netto con decise opacità, frutto di una scelta a non filtrare, non ci sono trasparenze e le sensazioni olfattive sono molto verticali: nota ematica, freschissimo glicine, crema di peperoni rossi, inchiostro, fruttato di gelsi neri, in bocca è ancor più diritto, entra in punta di piedi: freschezza di piccoli frutti, tannino di seta, mineralità sabbiosa e infine nessuna morbidezza ma una piacevolissima alcolicità compattante, non ha una lunghissima persistenza perchè gioca molto sulla raffinatezza di un vigneto tra i 500 e i 650 mslm, altro che Nero d’Avola tutta frutta e grassezza!

 

 

AR.PE.PE. – Valtellina Superiore Grumello Buon Consiglio 1999

Chiavennasca o Nebbiolo di Valtellina, cambia il nome ma non la sostanza per una azienda, quella di Arturo Pelizzatti Perego che per ogni sua bottiglia mi regala sempre bellissime emozioni. Aranciato come si conviene per un nobile di 14 anni, dai profumi delicatissimi e carezzevoli: pepe verde, uva spina, corniole in confettura, sensazioni di sottobosco e terreno, in bocca è grandemente scorrevole, sapido, di calda avvolgenza e saporitissimo di piccoli frutti misti a fieno caldo al sole, chiude repentinamente su note eteree ma conserva al palato tutta la sua lunga complessità nonostante qualche sbuffo alcolico di troppo, che non modifica il giudizio finale, molto alto.

 

Cla   

   

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