A volte il Cappellano non è magico

Nebiolo d’Alba 2004 – Cappellano

 

Ormai con l’estate a pieno regime diventa difficile bere, anche nelle sere più fresche, vini impegnativi e particolarmente strutturati che invece di favorire la digestione e promuovere un sonno regenerante diventino essi stessi causa di pesantezze non desiderate.

Approcciarsi ai vini di Augusto Cappellano ormai a pieno titolo con le redini in mano dell’azienda che prima è stata del grandissimo Teobaldo e ancor prima dei nonni, impone un certo rispetto per la storia che rappresenta nel panorama vitivinicolo italiano e internazionale punto di riferimento per molti appassionati di vini langaroli.

La mia scelta di aprire questa bottiglia era legata all’aspettativa di gustare un vino che incorporasse in se l’eleganza del nobile vitigno e l’immediatezza di un Nebbiolo d’Alba piuttosto che di un Barolo Otin Fiorin, Piè Franco o Piè Rupestris…

Purtroppo quando le aspettative sono troppo elevate si finisce per restare delusi e questa boccia risultato di Nebbiolo da vecchie vigne coltivate in biodinamico non ha dato i risultati sperati: colore granato ricco di opacità, un primo naso assolutamente contadino e naturalistico, frutta in confettura, rosa appassita, noce moscata e poi gradualmente sensazioni larghe di vin cotto, balsamico, tabacco, una etereo di ceralacca via via sempre più marcata.

All’assaggio benchè le doti di freschezza siano ben presenti, si percepisce una nota alcolica altamente slegata e invasiva, tale da rendere il sorso molto poco scorrevole, il tannino non è secco ma vivo mentre il corpo è molto esile tanto da non reggere la componente alcolica con adeguati polialcoli che per la tipologia forse sarebbero anche fuori luogo.

Ci sono tutti gli elementi per parlare di Nebbiolo di Langa in termini di riconoscibilità olfattiva ma sembra, a circa 8 anni dalla vendemmia, che il cerchio non si sia chiuso, cioè che tutte le sensazioni vadano un pò per la propria strada senza mai incontrarsi, ho cercato di dare a questa bottiglia un appello e un giudizio di terzo grado con assaggi ripetuti nei giorni successivi ma il risultato purtroppo non è migliorato, anche bevendo qualche bicchiere a 16° piuttosto che a 18°, tant’è che devo concludere che anche le bottiglie di mostri sacri possono non solo non emozionare ma non fare magie se nascono storte!!!

 

Cla.    

Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.