Rosato senza paura di invecchiare

 

Il rosato è una categoria spesso bistrattata, sottovalutata e anche io difficilmente la prendo in considerazione se non da giugno a settembre perdendomi però la possibilità di iniziare un bel pasto invece che con le classiche bollicine anonime o con dello Champagne costosissimo, con un vino che ha la freschezza di un bianco e la fragranza di un rosso.

Premetto che ho una predilezione per i tre vini di Alfonso Arpino di Monte di Grazia, quindi il mio giudizio è influenzato da questo amore incondizionato per i suoi prodotti, perchè ognuno riesce a darmi piacevoli emozioni e un radicamento diverso e spontaneo con quelle terre di Tramonti a metà strada tra mare e cielo.

Il rosato, che quest’anno non ha messo in produzione a vantaggio del Rosso fatto in prevalenza di Tintore con un saldo di Piedirosso (nel rosato c’è anche il vitigno locale Muscio), è succosamente stratosferico, l’anno scorso mi aveva ammaliato per la sua prorompente irruenza giovanile, quest’anno per la sua compostezza per nulla doma.

Rosa chiaretto senza accessive luminosità, nello scoprire le sensazioni olfattive sono netti i profumi di terrosi e vulcanici, pompelmo rosa, argilla secca, gelsi neri, alloro fresco, un olfatto che rifugge da quegli scontati lamponi presenti in molti rosati italici e che al gusto rieccheggia tutti gli agrumi della Divin Costiera, un sorso in primo luogo puro, scorrevole, ripulente, dissetante, un sorso pieno di erbe aromatiche e frutta fresca, un bicchiere dove la componente alcolica (altra negaticità di molti rosati alcolici privi di struttura) è quasi impercettibile in presenza di un corpo da rosato succulento e goloso, la cosa che mi piace: quella sua scompostezza acida ancor oggi viva che me lo fa bere senza esitazioni dal primo all’ultimo bicchiere, addirittura un sorso quasi digestivo per la spiccata capacità di favorire la veloce assimilazione del cibo in accompagnamento: delle saporite linguine ai frutti di mare!!!

 

 

Cla. 

 

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