Fior di Carato extra-vecchio

 

Toscano Extra-vecchio in bottiglia di aquavite d’uva Berta

 

Fresco di acquisto dal tabaccaio di fiducia ho due possibilità da sfruttare: Humidor o bottiglia di Brandi ‘Fior di Carato’ Berta, da qualche giorno finita in casa e ancora intrisa nel suo interno di tutta l’aromaticità dolce (o almeno credo!) del distillato di vino Chardonnay.

Lo so in alcune circostanze sono intransigente e un simil-purista, ma in altre mi piace giocare col gusto o con la sperimentazione e allora 4 sigari finiscono a ripostare nella scatola convenzionale a una umidità di circa il 7o% e un solo fortunato soggiorna in solitudine nella trasparente bottiglia vuota di Berta.

Dopo circa 15 giorni è il momento di verificare il risultato, più di tanto è inutile aspettare, fumo lo stronacciolo tagliato in due, l’extra-vecchio è un sigaro molto amato dagli appassionati per una senzazione maschia e rude della fumata data da un affinamento di circa  9 mesi, ma contemporaneamente per una aromaticità molto ben definita.

Il sigaro si presenta di un nocciola brunito con ampie macchie scure e per una notevole quantità di venature, devo dire molto invitanti, l’accensione con un accendino antivento è immediata grazie anche ad un sigaro che si è mantenuto molto morbido e poco secco, il tiraggio è deciso, costante, senza problemi di spegnimento durante tutta la fumata e il fumo risulta molto compatto e di colore grigiastro.

In sincerità, l’aromaticità del distillato ha conferito molto poco al sigaro conservando lo stesso in tutta la sua essenza, questo mezzo extra-vecchio parte molto deciso, non ha nessuna delicatezza o sensazione rotonda anzi si esprime subito profondo, ammandorlato ricco di sensazioni tattili di frutta secca e fieno, tende subito ad allargarsi nel cavo orale risultando immediatamente con un bel corpo muscoloso.

E’ un sigaro pungente di pepe nero e chiodi di garofano che lascia sulla lingua una decisa sapidità di cioccolato di Modica al sale (ricordo di quadrotti assaggiati di tavoletta Bonajuti Salinae), in alcune (un paio!) tirate si avvertono sensazioni di ceralacca e vinile non proprio eleganti ma complessivamente è una fumata molto appagante non necessariamente da sfruttare dopo una cena ricca e complessa, ma anche solo dopo un semplice pasto  a piatto unico (nel mio caso l’ho gustato in relax post zuppa di cozze, polipo verace e fresella integrale).

Non ci ho bevuto nessun distillato in abbinamento per scoprirlo in tutta la sua purezza fino in fondo, lo avevo sempre snobbato per la lavorazione a macchina ma invece devo ricredermi, la presenza di tabacco Kentucky nazionale (Val di Chiana e Valtiberina), la lenta fermentazione e l’affinamento per circa 9 mesi, lo rendono un gran bel sigaro che tende solo leggermente a snellirsi nella fase finale, lasciando però un decisa persistenza aromatica su sensazioni di aloe, foglie secche di castagno e pepe…si spende poco e si resta più che soddisfatti, ‘basta poco che c’è vò!’.

 

Cla.  

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