Lambrusco di Sorbara Fashion Pink

Podere il Saliceto – Falistra 2011

 

Pensi al Lambrusco e invece ti confronti con un mondo lontano anni luce dal vino Coca-Cola che spesso viene alla mente pensando al market sotto casa.

Da Gianpaolo Isabella  e Marcello Righi di Podere il Saliceto, mi sono fatto spedire un pò di cartoni di vino perchè con l’estate alle porte volevo indirizzarmi su nuovi orizzonti e scoprire vini un pò lontani dalle strade battute con maggiore frequenza, provare vini un pò meno fighetti e un pò più ‘eno’ nella dizione di bevibilità spiccia.

Falistra che significa scintilla in dialetto emiliano è un Lambrusco di Sorbara rifermentato in bottiglia con lieviti selezionati, un vino che all’assaggio mi ha ricordato la tipologia dei Prosecco di Valdobbiadene Colfondo per quella leggiadra e salmastra bevibilità spensierata, ma partiamo dall’inizio.

La temperatura è circa 12 gradi, la bottiglia tirata dal frigo-cantina appena agitata mostra tutti i lieviti in sospensione e un colore scarico e trasparente, versato nel bicchiere la spuma color fumo prima ricca e poi subito evanescente si fonde con quel rosa chiaretto opaco luminosamente ammaliante, avvicinato il naso al bicchiere ed evitando ogni frenetica roteazione fuori luogo, una sparata di sensazioni di panetteria: crosta di pane caldo, lievito di birra, ma anche buccia di pompelmo, poi delicatissime sensazioni di fragoline di bosco, muschio, more di gelso.

Tutte le sensazioni sono avvolte in questa pungente sensazione di pasta madre, il sorso è affilato, una bollicina appuntita da piccolissimi spilli e una pulizia straordinaria del cavo orale con un finale salatissimo, al gusto riemergono le sensazioni di pane caldo, corniole, fragoline e quella conclusione maledettamente salata che lascia anche il cavo orale distintamente amarostico.

Non brilla in corpo o rotondità, nè spicca per persistenza eccelsa ma scende giù pulitissimo, probabilmente ha bisogno di un maggiore tempo di affinamento in vetro per risultare più equilibrato e armonico al fine di stemperare quella eccessiva salinità da lieviti, che lo rendono, oggi, molto adatto a pietanze grasse e con una leggera tendenza dolce (lardo, carni bianche in fondue, stracchini con crosta, pasta con sughi bianchi, crostacei…) ma che per alcuni aspetti gli fanno perdere quella finezza che le pungenti bollicine meriterebbero…un Lambrusco che non so se riuscirò a conservare per 6/8 mesi ma che mi piacerebbe riprovare al meglio delle sue possibilità, benchè già mi stuzzichi la sua sottile irruenza guascona!

 

Cla.    

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