Foscamente anarchica

 

La nostalgia di una ‘serata anarchica‘ aveva ormai colpito i più, urgeva costruirla velocemente per non far cadere in isteriche crisi di astinenza i sostenitori più accaniti di questa formula ormai consolidata da oltre 4 anni…location casa di Fosca ospiti insieme ai suoi sublimi finger food du una bevuta al buio in tour.

Il livello si è sensibilmente affinato e in spegio alle stradiffuse maratone eno-gastronomiche con stappo libero e orgia mangereccia ci siamo dati la nostra unica regola:

10 persone, 8 vini, 8 pietanze, per dare il giusto risalto ad ogni elemento del gioco e non bivaccare senza ritegno!

 

 

Moscadet Sevre et Maine 2010 – Domaine de l’Ecu Guy Bossard:

Prima entrata, vinello un pò timido, dal naso chiuso e dalle immediate sensazioni da pasticceria, poi stravagante e prorompente mineralità di iodio, cloro, pera kaiser, di buon corpo e buona acidità di quelle non taglienti-ripulenti ma molto dissetanti, un sorso che esce alla distanza e che si sposa alla perfezione con lo small food versione pasta e ceci destrutturata di Fosca, meno con l’insalatina di finocchi e limoni su alice marinata in maniera sublime…Umbertone grazie al finissimo wine-scout Maurino (Erro) non sbaglia un colpo, anche se 13 euro non sono pochissimi per la tipologia spesso lavorata sur lie e da vitigno minore (Melon de Bourgogne)!

 

 

Malvasia Istriana 2003 – Marega:

Paglierino carino, naso polputo, legnoso dolce, caldo, poi gradualmente si evolve su note erbacee, vegetali e di fiori nel pieno della fioritura (giglio, girasole), bocca larga, molto salina e dall’acidità arrotondata (malolattica + acacia?), un vino di impostazione tradizionale per il Collio Carsico che ha retto bene un’annata bollente e che ancor oggi riesce al tavolo a offrire un ottima persistenza e un polputa vitalità, direi non proprio un vinello che ti bevi ad occhi chiusi…molto indicato con la provola dal sapore fumè!

 

Scatto singolo sfuggito nella contraddittorietà del sorso!

 

Vigna Barbacarlo 1997 – Lino Maga:

Appena versato ha cacciato fuori tutta le sua effervescenza, mettere il naso nel bicchiere è stato come parlare ‘de visu’ con un anziano saggio di paese, avrei detto un vino di almeno 20 anni, un naso cupo, poco profumato, vecchio è forse la parola giusta, in bocca in qualsiasi concorso sarebbe stato scartato al primo assaggio per quella effervescenza acidosa e pungente, ma che parlava di un vino giovanissimo, al buoi nessuno gli ha dato più di 3 anni, estraniandosi dal naso però (totale dicotomia occhi-naso-bocca!)…io l’ho provato il giorno dopo e al gusto era piacevole, scorrevole, succoso, acidulo, ripulente e molto caldo.

Un vino mito (Bolaffi docet) ogni anno diverso dal precedente: a volte opulento, a volte scomposto, a volte contraddittorio, per me, in questo caso ingiudicabile, non si può aspettare un vino 24 ore per goderne e poi con quel naso è assolutamente fuori da qualsiasi regola di piacevolezza!

 

 

Taurasi 2005 TerzoTratto – I Favati:

Seconda annata di Taurasi prodotta da questa azienda specializzata in Fiano di Avellino in Cesinali (AV), annata non memorabile per condizioni climatiche che sono trasmigrate i toto nella boccia, colore rubino violaceo (ancora!), di discreta concentrazione, dalle sensazioni olfattive molto giovanili e vinose, con decise nuances di pepe nero, cioccolato, macis, corniole e degli effluvi eterei. In bocca esprime un fusion tutta in divenire (chi sa se mal l’avrà?) con tanto di tutto ma poco legato, decisa alcolicità, tannino ruvido e secco, freschezza delineata e discrete sapidità tipiche della zona, un bicchiere che degustato senza cibo può creare problemi ai più delicati assaggiatori, invece queste sue scompostezze possono rappresentare degli ottimi alleati con carni saporite o paste dai sughi ricchi.

 

 

Fuori concorso…Barbera d’Alba 2010 – Giovanni Canonica

E’ il risultato di un acquisto on line di alcuni componenti del gruppo che ha portato solo a ricevere dal produttore 6, dico 6 bottiglie, è quindi una di queste è stata provata en primeur o quasi.

Barbera cazzuta e nerboruta, molto calda e ricca di corpo ma altamente godibile grazie a quello spiccato vegetale di edera e sottobosco, di mela stark, rosa, radice di zenzero, e delle decise sensazioni di freschezza e tannicità vellutata.

 

 

 

Lamorèmio 2000 – Benanti

Uvaggio alla pari di Nero d’Avola, Cabernet Sauvignon e Nerello Mascalese, risultato della mano molto naturistica di Salvo Foti e di scelte commerciali figlie della fine degli anni novanta (18 mesi in barrique, 12 mesi in bottiglia, impiego di un vitigno cosiddetto migliorativo).

Il risultato è invece più che un vino Parkeriano un sorso di Etna in chiave giacca e cravatta, rubino con un viraggio verso tonalità granate, discreta concentrazione ma non da Supertuscan, naso balsamico alla ennesima potenza, vulcanico, ricco di frutto succulento e di spezie fini (timo, santoreggia) e quel giusto fumè delicatissimo in sottofondo.

Armonia gustativa allo stato puro: tannino elegante, ancora arcigna freschezza e buona sapidità, al gusto l’alcol è perfettamente fuso e i polialcoli sono in grado di rendere il corpo mai prorompente nè pesante ma ben definito, ottima la PAI.

La crostata bianca di tagliatelle funghi e salsiccia di Rosaria (Gene’s mother) ha abdicato…sorso contro ogni più profondo pregiudizio e fighettismo integralista!

 

 

Recioto della Valpolicella 2005 – Masi:

Vino ‘sgamato’ ma molto gradevole, quel suo colore rubino concentrato e quel profumo di frutta rossa matura, confettura di marasca, vaniglia, mela cotogna, cioccolato al latte non induceva all’errore, un discreto Recioto che completava la batteria donando ai partecipante quella carezza dolce che mancava. Nonostante l’annata calda e irregolare questo Recioto ha mantenuto una discreta freschezza che evitava di bere un sorso stucchevole e così la torta di carota BIO con crema all’uovo è riuscita ha trovare un partner non proprio ideale ma per una notte e via niente male…

 

 

Riesling Auslese 2000 – Herr Von Schubert

Vino da diletto, da bere per puro godimento, per chi ama naturalmente la tipologia, che dopo 12 anni ha ancora tutto da esprimere sia al naso che in bocca, è finito in un batter d’occhio, non oso esprimermi sulla tipologia nè sulla singola bottiglia provata, trovo i Riesling auslese esaltanti quanto monotoni e stancanti e per questo personalmente difficili da definire in generale come nello specifico.

Inoltre è una denominazione che non amo bere a fine pasto come calice da dessert o da caz…ggio, ma che preferisco abbinare a inizio pasto a qualche entrè fantasiosa (pesce crudo, salumi sapidi e grassi, carpacci…) per esaltarne le caratteristiche molto lontane dalla nostra cultura mediterranea!

 

Cla.

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